La famiglia di Martina Rossi, la giovane originaria di Imperia deceduta a Palma di Maiorca nel 2011, riceverà un risarcimento di un milione di euro in sede civile. Questo risarcimento è stato stabilito dal giudice Fabrizio Pieschi del tribunale di Arezzo, con sentenza depositata il 20 maggio.
Dettagli del risarcimento
Il giudice ha ordinato il pagamento di 489.836 euro alla madre Franca Murialdo, 457.563 euro al padre Bruno Rossi e 74.531 euro per danni patrimoniali e per la tentata violenza, perpetrata dai due giovani aretini, Alessandro Albertoni e Luca Vanneschi, quella notte del 3 agosto 2011.
Entrambi erano stati condannati cinque anni fa a tre anni di reclusione per violenza sessuale, poco prima della prescrizione. Tuttavia, l’accusa più grave, ovvero la “morte come conseguenza di altro reato”, non era andata in prescrizione. La giovane era morta dopo essere precipitata dal sesto piano di un hotel a Palma di Maiorca. Inizialmente, le autorità spagnole avevano archiviato il caso come suicidio.
Il giudice ha applicato il principio del “più probabile che non”, attribuendo la responsabilità del decesso di Martina ai due aretini e escludendo qualsiasi responsabilità da parte della giovane. Albertoni e Vanneschi hanno la possibilità di appellarsi contro la sentenza.
Destinazione del risarcimento
In un’intervista a Primalariviera, Bruno Rossi ha dichiarato:
«Non Basterebbe neanche un miliardo per mia figlia. Non credo che vedremo mai tutti quei soldi, ma siccome quei due sono dei delinquenti, avranno questo problema di doverci risarcire fino a quando io e mia moglie ci saremo. In più, la giustizia riparativa in Italia ha dei problemi. Non è possibile che qualcuno possa cambiare vita, società e nascondere i suoi averi prima di un processo».
Bruno Rossi ha inoltre annunciato che la famiglia devolverà l’intero risarcimento alla fondazione che porta il nome di Martina, la quale è dedicata a sostenere le famiglie in difficoltà sociale. L’ associazione Martina Rossi ha avviato in questi anni diversi progetti di inclusione e accoglienza a Ventimiglia, rivolti ai migranti di passaggio nella Città di Confine.