“Oggi scrivo con la voce spezzata e con la determinazione di chi non può più tacere. Scrivo per mio fratello Andrea, per ciò che era prima di quella notte e per ciò che la violenza gli ha portato via per sempre. Scrivo perché la sua storia non venga dimenticata, perché nessuno possa voltarsi dall’altra parte fingendo che tutto questo non sia accaduto”.
Il racconto di Tanja Oliva
A distanza di quasi un anno e mezzo, Tanja Oliva racconta come la vita di suo fratello e della sua famiglia sia stata stravolta. Andrea Oliva, 50 anni, titolare del “Night & Day” di Bordighera, è stato aggredito la notte di Capodanno del 2025 da Cezar Postu, 27 anni, di origini moldave e residente a Ventimiglia. Il processo in abbreviato per lesioni gravi inizierà lunedì prossimo davanti al gup di Imperia.
La violenza inaspettata
Quella notte, Andrea stava lavorando nel suo bar, come sempre, con il suo sorriso e la sua gentilezza. Purtroppo, è stato colpito da tre pugni violenti, inflitti con tecniche di arti marziali, che lo hanno fatto cadere a terra, portandolo in coma.
“Questi colpi gli hanno causato una gravissima emorragia cerebrale e un coma prolungato, con danni neurologici irreversibili. Tre pugni che hanno distrutto la sua vita e ferito profondamente la nostra famiglia”, racconta la sorella.
Un calvario durato mesi
“Da allora Andrea ha vissuto un calvario che nessuno merita. Sedici mesi di ricoveri in nove ospedali diversi, senza mai tornare a casa. Sedici mesi senza bere un bicchiere d’acqua a causa della disfagia, senza vedere il suo amato cane, senza poter mangiare una pizza con gli amici. Oggi continua a essere svezzato”.
“Vive su una sedia a rotelle neurologica, ha perso il controllo del collo e del busto, è paralizzato dal lato sinistro, vede solo da un occhio e ha problemi alle corde vocali. Ha bisogno di assistenza continua, giorno e notte. A soli 48 anni, la sua vita è stata stravolta in modo crudele e definitivo. Ogni giorno è una nuova ferita, ogni notte una paura. La nostra vita è inghiottita da un’angoscia che non lascia spazio al respiro”.
Il cambiamento di Andrea
“Andrea non è più l’uomo che era. Ha perso la voce, il corpo, l’autonomia, la libertà. La violenza gli ha portato via la vita che si era costruito con sacrificio e amore. Abbiamo dovuto imparare a guardarlo negli occhi senza poterlo salvare”.
“Abbiamo dovuto imparare a convivere con l’impotenza, con la rabbia e con la domanda che ci tormenta: perché il colpevole è ancora libero? Mentre Andrea lotta per sopravvivere, chi lo ha ridotto così continua a vivere liberamente”.
Una richiesta di giustizia
“Questa ingiustizia è un peso che ci schiaccia, un’ulteriore violenza. Per questo oggi chiediamo alle Istituzioni di rimodulare le norme sulla violenza, di applicare le leggi con coerenza e di proteggere le vittime. Non possiamo accettare che una vita venga distrutta senza conseguenze. Ringraziamo chi ci ha sostenuto in questo lungo incubo, la vostra presenza è stata una luce in questo buio senza fine. Scrivo questa lettera perché Andrea merita verità e giustizia, e finché avrò voce, continuerò a raccontarla”.
Le foto sono tratte dal profilo Facebook di Tanja
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