Il comitato No Riarmo Imperia si rivolge direttamente al Consiglio comunale di Imperia e al sindaco Claudio Scajola per presentare una mozione finalizzata a dichiarare Imperia “Comune disarmato”. L’iniziativa ha già ottenuto il supporto di 400 cittadini attraverso una raccolta firme.
Richiesta di schieramento del Comune
Il Comitato sarà presente davanti alla sede comunale in occasione del prossimo Consiglio, fissato per lunedì 18 maggio alle 17:30, per sollecitare il Consiglio e la cittadinanza a prendere posizione ufficialmente contro le politiche di riarmo.
«All’indomani della vittoria del No al referendum – afferma il comitato – il sindaco Scajola dichiarava: “Io credo che il risultato sia stato motivato per la stragrande maggioranza da una contestazione verso il sistema nel suo complesso, dovuto a talmente tanti fattori che non è escluso il discorso della guerra, della paura, dell’aumento dei costi […]”. Queste parole riconoscono un clima di preoccupazione sociale e di rifiuto verso scelte politiche che alimentano l’insicurezza, l’aumento dei costi e la tensione internazionale. In questo contesto, come comitato No Riarmo Imperia, abbiamo presentato più di 400 firme contro il riarmo, chiedendo di discutere e votare una mozione per dichiarare Imperia “Comune disarmato”. La nostra è una richiesta chiara: il sindaco e le istituzioni locali non possono restare neutrali mentre crescono le spese militari e si limitano i diritti sociali.»
Investire in pace o nella guerra?
«Bisogna scegliere se investire in pace, sanità, scuola e servizi pubblici oppure accettare che nuove risorse vengano drenate verso la guerra – prosegue il comitato – La sicurezza reale non si costruisce con i bilanci militari, ma con il lavoro, la salute, l’istruzione, la tutela ambientale e la giustizia sociale. Per questo la raccolta firme ha dato voce a una richiesta netta e non negoziabile: non un euro in più per la guerra. Non vogliamo che il futuro delle nuove generazioni venga sacrificato alla logica dell’arruolamento e dell’economia di guerra.»
«La militarizzazione non è uno scenario lontano. Stiamo assistendo al ritorno nel dibattito pubblico dell’idea di leva o di forme di arruolamento mascherato, con una presenza crescente dei militari nelle scuole e negli eventi pubblici, dove il confine tra testimonianza e propaganda diventa sempre più sottile. Inoltre, si registra un costante spostamento di denaro pubblico verso la spesa bellica, mentre ai territori si chiedono sacrifici con tagli e impoverimento dei servizi essenziali.»
Responsabilità di chi governa
«Anche a Imperia – concludono – questo nesso è evidente: mentre si trovano miliardi per gli armamenti, i cittadini devono far fronte a una sanità sotto pressione e a servizi sempre più fragili, come dimostrano episodi recenti, tra cui lo spostamento del centralino di emergenza del 118 a Genova. La situazione si aggrava ulteriormente. Dopo anni di austerità e tagli, il Governo e l’Unione Europea spingono per un aumento della spesa militare, facendo riferimento al piano “ReArm Europe” e agli obiettivi NATO come se fossero ineluttabili. Per questo chi governa i territori non può voltarsi dall’altra parte. La pace non è solo una parola vuota né una dichiarazione simbolica: è una questione di bilancio, giustizia e futuro.»