Sevizie. È questo il termine utilizzato dal Gip di Imperia Massimiliano Botti nell’ordinanza di custodia cautelare di 33 pagine che ha portato all’arresto di Manuel Iannuzzi, 42 anni, compagno di Emanuela Aiello, madre della piccola Beatrice, la bimba di soli due anni di Bordighera, deceduta in circostanze drammatiche tra l’8 e il 9 febbraio del 2026.
Arresto di Manuel Iannuzzi
Iannuzzi, inizialmente a piede libero, è stato arrestato all’alba nella casa dei genitori a Vallecrosia dai militari dei Carabinieri. Nel frattempo, Emanuela Aiello si trovava già in carcere con l’accusa di omicidio preterintenzionale. Entrambi ora devono fronteggiare l’accusa di maltrattamenti aggravati, per averli perpetrati su un minore e per averli protratti fino a causare la morte della bimba. Le pene previste variano da 12 a 24 anni di reclusione. I dettagli delle indagini sono stati presentati dal Procuratore Alberto Lari e dal colonnello Simone Martano, comandante provinciale dell’Arma. Il quadro accusatorio delineato dalla Procura di Imperia è agghiacciante: Iannuzzi avrebbe picchiato ripetutamente la bambina, infliggendole calci, pugni, schiaffi, tirandole i capelli e sbattendola contro il muro. In alcune occasioni, l’avrebbe colpita anche con una ciabatta e minacciato violente, impedendole di intervenire.
Dichiarazioni delle sorelline
Lo scenario descritto è di una gravità estrema, tanto da spingere la Procura a richiedere la misura cautelare prima che fossero depositate le relazioni del Ris di Parma e dell’anatomopatologo Francesco Ventura. Le indagini, condotte dalla PM Veronica Meglio, si sono rivelate emotivamente difficili, come confermato dal Procuratore Lari e dal colonnello Martano. Fondamentali per la ricostruzione degli eventi sono stati gli accertamenti sui tabulati telefonici, le immagini delle telecamere di videosorveglianza e le testimonianze delle due sorelline di Beatrice, di 9 e 7 anni, ascoltate dalla dottoressa Meglio con la presenza di psicologi. Le loro dichiarazioni sono state giudicate coerenti e credibili dal giudice.
Emergerebbe un quadro di profondo degrado: Emanuela avrebbe più volte lasciato sole le bambine per trascorrere del tempo con Iannuzzi, il quale avrebbe influenzato negativamente il suo comportamento. Le piccole, in difficoltà, avrebbero cercato aiuto contattando la madre, ma le loro richieste sarebbero state ignorate, con risposte suggerite da Iannuzzi. Le sorelle hanno osservato un cambiamento nella madre dall’incontro con Iannuzzi nel novembre 2025, quando ha cominciato a bere e a manifestare comportamenti violenti, sebbene in modo meno intenso rispetto a Iannuzzi.
Ore di agonia per Beatrice
Secondo la relazione del medico legale, la morte di Beatrice sarebbe stata causata da un trauma cranico inflitto con un oggetto contundente, il quale non è stato ancora rinvenuto. Emanuela Aiello ha allertato il 112 solo nella mattinata del 9 febbraio, a casa di Iannuzzi. Un testimone presente in casa ha riferito di aver notato il grave malessere della bambina e di aver consigliato di portarla al Pronto Soccorso. Le sorelline avrebbero implorato la madre e Iannuzzi di chiamare i soccorsi, ma i due avrebbero tentato di rianimarla in modo maldestro con metodi inadeguati, come metterla sotto la doccia o somministrarle acqua e zucchero, senza mai contattare i soccorsi. La Procura sospetta che non abbiano chiamato il 112 per evitare di dover spiegare le lesioni. Il medico legale ha escluso l’ipotesi di una caduta dalle scale, giustificazione fornita inizialmente da Iannuzzi e Aiello, in quanto la scala non presenterebbe tracce biologiche né sarebbe idonea a causare le ferite riscontrate.