Oggi, il procuratore generale della Corte di Appello di Genova, Enrico Zucca, ha richiesto la conferma della condanna all’ergastolo per Salvatore Aldobrandi, 76 anni, originario di San Sosti (Cosenza) e residente a Sanremo. Aldobrandi, condannato in primo grado il 15 dicembre 2025 dalla Corte di Assise di Imperia, è accusato di omicidio volontario aggravato per aver ucciso Sargonia Dankha, una ventunenne di origini irachene, naturalizzata svedese, scomparsa il 13 novembre 1995 a Linköping, in Svezia.
Intervento dell’avvocato di parte civile
L’avvocato di parte civile, Francesco Rubino, che rappresenta la madre e il fratello della vittima, ha sostenuto la richiesta del pg, replicando ai motivi presentati dagli avvocati Fabrizio Cravero e Mario Ventimiglia. Durante l’udienza, durata sette ore, Cravero ha chiesto l’improcedibilità del processo in Italia e ha argomentato che non ci sono prove sufficienti per sostenere l’omicidio e l’aggravante. Ha quindi richiesto l’assoluzione o, in alternativa, la prescrizione del processo come “atto di coraggio” verso un uomo anziano, poiché la pena non avrebbe un significato educativo.
Le prove a sostegno dell’accusa
Per concedere la prescrizione, il giudice dovrebbe prima annullare l’aggravante. “Come difesa, abbiamo presentato tutte le prove che indicano verso l’omicidio di Aldobrandi – ha dichiarato Rubino al termine dell’udienza – e abbiamo confutato, poiché non è mai emerso alcun elemento, la possibilità di considerare alternative all’omicidio da parte di Aldobrandi, come il allontanamento volontario, il rapimento con omicidio da parte di terzi o addirittura il suicidio”.
Al termine degli interventi, la Corte si è ritirata in camera di consiglio per deliberare, con decisione attesa per oggi. L’imputato era presente, ma ha scelto di non parlare, nonostante avesse la possibilità di farlo.
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L'avvocato Francesco Rubino