La Prima Sezione della Corte di Assise di Appello di Genova ha deciso di ridurre la condanna di Salvatore Aldobrandi, 76 anni, originario di San Sosti (Cosenza) e residente a Sanremo, da ergastolo a 14 anni. Aldobrandi era stato condannato in primo grado il 15 dicembre 2025 dalla Corte di Assise di Imperia per omicidio volontario, aggravato da motivi abbietti, in relazione alla scomparsa di Sargonia Dankha, una giovane di 21 anni di origini irachene naturalizzata svedese, avvenuta il 13 novembre 1995 a Linköping, in Svezia.
Il giudice ha ritenuto che l’attenuante generica fosse prevalente rispetto all’aggravante, avviando così il ricalcolo della condanna da una base di 21 anni, riducendo la pena di un terzo.
La deliberazione dopo lunghe ore di udienza
Il verdetto è giunto in tarda serata, dopo una camera di consiglio prolungata che ha seguito un’udienza durata sette ore, dalle 9.30 alle 16.30. Durante l’udienza, il procuratore generale Enrico Zucca ha chiesto la conferma dell’ergastolo, supportato dalla parte civile rappresentata dall’avvocato Francesco Rubino, che assiste la madre e il fratello di Sargonia. Dall’altro lato, la difesa, rappresentata dagli avvocati Fabrizio Cravero e Mario Ventimiglia, ha sollevato questioni di procedibilità, sostenendo che non esistessero prove sufficienti per l’accusa di omicidio e aggravante. In subordine, hanno chiesto l’assoluzione o la prescrizione del processo, definendola come un “atto di coraggio” nei confronti di un uomo anziano, ritenendo che la pena non avrebbe avuto un risvolto educativo.
“Ho sentito il fratello di Sargonia, che era comunque contento”, ha dichiarato l’avvocato Rubino. Il legale ha riportato le parole del fratello: “Sono grato dell’Italia, avete fatto un buon lavoro e comunque hanno riconosciuto che Aldobrandi ha ucciso mia sorella”.
La foto di copertina è relativa al processo di primo grado a Imperia