In Italia, esiste una provincia dove gli autovelox sembrano più dei bancomat che strumenti di sicurezza stradale. Qui, le multe ammontano a milioni di euro, mentre nei tribunali si discute se tali dispositivi siano realmente omologati o semplicemente approvati. Questa distinzione non è trascurabile: potrebbe determinare la legittimità delle sanzioni.
Un caso esemplare: l’Aurelia Bis
Prendiamo ad esempio il tratto dell’Aurelia Bis, che collega Taggia a Sanremo. Con un solo autovelox, i numeri sono sorprendenti: oltre 175.000 multe in poco più di tre anni, generando circa 10 milioni di euro per la Provincia, di cui quasi 4 milioni in un solo anno.
Multe e sicurezza stradale
Non stiamo parlando di automobilisti spericolati. La maggior parte delle sanzioni riguarda superamenti minimi, con pochi chilometri orari in eccesso rispetto ai 70 km/h consentiti su una strada extraurbana a doppia corsia, dove sarebbe opportuno un limite più alto. Non siamo di fronte a situazioni da film d’azione.
Il risultato è una vera catena di montaggio delle sanzioni: si passa, si supera il limite di poco, scatta il flash, arriva il verbale. Nel frattempo, la politica discute di sicurezza, mentre i dati raccontano un’altra verità: una fonte di entrate garantita per i bilanci locali, sotto il controllo di “Sua Maestà”, il dominus incontrastato della politica provinciale.
Un modello economico?
In provincia di Imperia, ci sono più autovelox funzionanti sulle strade provinciali rispetto all’intera autostrada dei Fiori. Qui, non sembra più che si parli di sicurezza stradale, ma piuttosto di un modello economico collaudato: autovelox installati, gestione tecnologica esternalizzata e flussi di verbali automatizzati che producono milioni.
Nel frattempo, i tribunali continuano a discutere sull’approvazione o l’omologazione dei dispositivi. Senza omologazione, la legittimità delle multe diventa… discutibile. Ma mentre i giuristi si interrogano, il sistema continua a funzionare. Le multe vengono emesse e gli autovelox operano con costanza, anche se i ricorsi sono davvero pochi rispetto al numero totale delle sanzioni.
Un dubbio legittimo
Nonostante qualcuno riesca a vincere in tribunale, il sistema continua a generare milioni. Qui sorge un interrogativo: quando un sistema produce così tanti profitti, è difficile non definirlo un’“industria della multa” piuttosto che una “sicurezza stradale”.
Così, mentre automobilisti e avvocati discutono e i giudici annullano verbali, gli autovelox rimangono attivi. Quei milioni potrebbero essere reinvestiti a beneficio dei cittadini, ad esempio per migliorare le strade provinciali del nostro entroterra, spesso trascurate e in pessime condizioni.
Perché la sicurezza stradale, prima ancora dei controlli, dovrebbe partire dalla qualità dell’asfalto.
Simone Baggioli