Il Bloody Mary è un cocktail che divide. O lo si adora, oppure lo si evita. Questo potrebbe essere il motivo per cui, da quasi un secolo, resta uno dei drink più iconici al mondo. La sua composizione, a base di vodka, succo di pomodoro, spezie e condimenti, appare semplice, ma in realtà rappresenta una delle ricette più personali che esistano. Ogni bartender ha la sua versione, il suo equilibrio e il proprio ingrediente segreto. È per questo che il Bloody Mary si costruisce non solo seguendo una ricetta, ma anche attraverso il carattere di chi lo prepara.
La mia interpretazione
La mia versione affonda le radici nei luoghi che ho avuto il privilegio di esplorare nel corso degli anni. Paesi, culture e sapori, frutto di viaggi ed esperienze, si riflettono nel mio lavoro dietro al bancone.
Ingredienti e influenze
Nel mio Bloody Mary si trova un tocco del Regno Unito, con una nota di Sherry che aggiunge profondità e complessità. Le spezie del Cile evocano paesaggi vasti e venti incessanti, mentre i peperoncini messicani offrono energia senza sovrastare gli altri sapori. Non mancano la senape di Digione, elegante e pungente, il rafano, protagonista immancabile per la sua piccantezza fresca e penetrante, e la maggiorana del nostro entroterra.
Come ogni Bloody Mary che si rispetti, anche il mio custodisce un ingrediente segreto. Non per creare mistero, ma perché alcuni dettagli appartengono alla personalità del cocktail e meritano di rimanere riservati, lasciando che sia il bicchiere a raccontare la storia.
Un tocco da lontano
Inoltre, dall’Australia ho portato il profumo del lemon myrtle, una pianta aromatica dalle note agrumate e balsamiche, che illumina il drink con discrezione. Alla base, un succo di pomodoro italiano straordinario: denso, intenso e naturalmente dolce, capace di richiamare il profumo dei pomodori maturi raccolti in estate. Il bicchiere è rifinito con una bordatura di sale a scaglie inglese e spezie sudamericane, mentre la decorazione richiama le tradizioni dei tapas bar spagnoli: piccoli spiedini di verdure sottaceto croccanti e piccanti, ispirati alle celebri banderillas che accompagnano l’aperitivo.
Il risultato è il mio Bloody Five, un cocktail che racconta un viaggio lungo migliaia di chilometri senza mai perdere la propria identità. Sapido, speziato, complesso e incredibilmente gastronomico.
I grandi cocktail non hanno bisogno di essere stravolti. È sufficiente ascoltare la stagione, il territorio, e trovare il modo giusto per farli esprimere in una nuova lingua.
E chissà, potrebbe venire voglia di tornare la settimana prossima per scoprire il prossimo drink…
(Riccardo Semeria, professionista di Sanremo con esperienza internazionale, ha vinto per il secondo anno consecutivo il titolo Aibes di miglior barman della Liguria)
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