Come proteggersi da un’aggressione che può avvenire con qualsiasi tipo di arma, ma soprattutto come prevenire un conflitto. Questo il tema centrale del workshop tenuto da Idàn Abolnik, ideatore del Kalah System, presso la Kalah Italia Principato Academy ad Arma di Taggia:.
Il workshop di difesa personale
Abolnik, ex membro delle forze speciali israeliane e guardia del corpo di importanti figure politiche, condurrà un workshop aperto a tutti, uomini e donne, principianti e esperti, sabato 21 e domenica 22 marzo. L’evento si svolgerà nella palestra gestita da Lorenzo Principato, capo istruttore italiano del sistema di autodifesa. L’incontro tra Abolnik e Principato risale al 2015, durante un workshop a Rapallo, da cui è scaturita una proficua collaborazione e un’amicizia, alimentata anche dalla passione condivisa per la musica e il missaggio. Abbiamo intervistato Abolnik per scoprire i segreti del suo metodo di difesa e per discutere della drammatica attualità che coinvolge anche il suo paese d’origine.
Come si sente? Le piace la Riviera dei Fiori?
«Sì, mi piace molto. Questa parte d’Italia mi affascina. Ho già visitato con il mio istruttore Lorenzo, una persona straordinaria. La gente è eccezionale, il cibo è ottimo e il clima è piacevole. Il viaggio è stato buono, sono arrivato dai Paesi Bassi, quindi fortunatamente è stato un volo breve».
Come è nato il Kalah System?
«Considero il Kalah un dono di Dio. È iniziato nel 2003 in Sud Africa, un paese caratterizzato da violenza e insicurezza. Ho notato una mancanza nell’industria della difesa personale e ho cominciato a sviluppare il Kalah, concentrandomi sul combattimento corpo a corpo, la tattica e l’addestramento. È così che tutto ha preso avvio».
Il Kalah insegna a evitare il combattimento, giusto?
«Evitare il combattimento è senza dubbio la migliore opzione per tutti. Tuttavia, ci sono situazioni in cui non si può parlare di combattimento, ma piuttosto di difesa personale. Se non ho altre alternative e la negoziazione fallisce, non ho scelta».
Quali aspetti del sistema insegna?
«Insegno a difendersi da un coltello, da una pistola, e da individui che cercano di imporre la loro arroganza. Illustro anche come utilizzare varie armi. Il sistema si divide in due rami: uno per i civili e l’altro per il personale militare».
Il Kalah è utilizzato anche da forze armate o di polizia?
«Sì, diverse forze di polizia e forze speciali in paesi come Israele, Spagna, Sud Africa, Paesi Bassi, Brasile, Austria, Australia e USA adottano il Kalah System».
Qual è il segreto per una difesa efficace? Cosa è importante tenere a mente in situazioni di crisi?
«Quando ci si difende da un’aggressione, è fondamentale ricordare che non si è supereroi, ma esseri umani. Non bisogna punire l’aggressore. Se possibile, è meglio evitare il confronto. Solo quando non ci sono alternative si deve difendersi. Non sto combattendo contro l’aggressore: mi sto semplicemente difendendo. Appena percepisco di non essere più in pericolo, devo allontanarmi».
Qual è la sua opinione sull’escalation in Medio Oriente tra Iran, USA e Israele?
«Sarò molto diretto. Nella guerra, come nella vita, ci sono elementi positivi e negativi. Un conflitto è qualcosa di terribile. Quando vedo un bambino palestinese assassinato, non posso non piangere. Lo stesso accade quando vedo un ebreo ucciso. Questo è il significato della guerra. Dal mio punto di vista, ciò che sta accadendo ora, in particolare contro l’Iran, sembra l’unica soluzione per rendere la regione migliore. Un luogo migliore per tutti, non solo per gli ebrei israeliani, ma anche per i musulmani. Spero che alla fine musulmani, ebrei e cattolici, uniti dalla loro umanità, possano costruire un futuro insieme, rispettandosi a vicenda, indipendentemente dalle loro credenze».