Imperia si trova tra le province più colpite dalla desertificazione bancaria in Italia. A rendere nota la situazione è CNA, con un comunicato che riporta i dati di una ricerca condotta da First CISL.
Imperia e la desertificazione bancaria
Secondo l’aggiornamento dell’Osservatorio sulla desertificazione bancaria della Fondazione Fiba di First CISL, basato su dati forniti da Banca d’Italia e Istat e aggiornato al 30 giugno 2026, Imperia si colloca tra le province italiane con maggiore desertificazione. Questo indicatore tiene conto non solo del numero di comuni privi di filiali, ma anche di quelli con una sola, della popolazione e delle imprese coinvolte e dell’estensione territoriale interessata. Con un indice di 98, Imperia è nella fascia più critica a livello nazionale.
Il dato presenta una rilevanza ancora maggiore se considerato nel contesto regionale. Al 30 giugno 2026, il 58,1% dei comuni liguri non ha sportelli bancari, mentre un ulteriore 13,7% ne ha soltanto uno. In totale, quasi tre comuni liguri su quattro sono privi di una banca o dipendono da una sola filiale. Nei primi sei mesi del 2026, la Liguria ha registrato la maggiore diminuzione percentuale degli sportelli tra tutte le regioni italiane, con una contrazione del 2,6%, rispetto a una media nazionale dello 0,7%.
La riduzione della rete provinciale è altrettanto preoccupante. Nel 2015, Imperia contava circa 105 succursali bancarie; a metà del 2025, il numero è sceso a poco più di 70, corrispondente alla perdita di circa un terzo delle filiali in un decennio. La presenza bancaria si concentra ora nei principali centri costieri, come Imperia, Sanremo, Ventimiglia, Bordighera, Taggia e Diano Marina, mentre vaste aree dell’entroterra e numerosi comuni minori sono privi di filiali o hanno accesso a un solo sportello, spesso lontano.
In una provincia caratterizzata da vallate e collegamenti non sempre agevoli, nonché da una popolazione tra le più anziane in Italia, la distanza va oltre i semplici chilometri. Per un anziano o un piccolo imprenditore, anche pochi chilometri possono rappresentare un ostacolo significativo.
«Spopolamento accelerato»
«La chiusura di uno sportello bancario non è solo la perdita di un’insegna – afferma Luciano Vazzano, Segretario di CNA Imperia – ma segna l’allontanamento di un servizio essenziale e di un punto di riferimento per la comunità. Questo fenomeno è particolarmente gravoso per i piccoli comuni e l’entroterra, poiché ogni chiusura contribuisce ad aumentare l’isolamento e ad accelerare lo spopolamento».
Vazzano sottolinea che l’accesso al credito è cruciale per le piccole e medie imprese. Senza banche, queste non solo perdono servizi, ma anche il contatto diretto con professionisti che conoscono il territorio. Inoltre, l’Italia risulta indietro rispetto ad altri paesi europei nell’uso dell’internet banking. Nel 2025, l’uso dei servizi online ha raggiunto il 56,37%, ma è ancora al di sotto della media europea.
La situazione nazionale
Negli ultimi dieci anni, l’Italia ha visto la chiusura di oltre un terzo degli sportelli bancari. Tra il 2015 e il 2025, il numero di filiali è sceso da 30.258 a circa 19.140, con una contrazione del 36,7%.
Questo fenomeno ha un impatto ancora più marcato nella provincia di Imperia, a causa della particolare conformazione del territorio, della presenza di numerosi piccoli comuni e dell’elevata incidenza della popolazione anziana, oltre a un sistema produttivo composto prevalentemente da micro e piccole imprese.
Secondo l’analisi di CNA, nel 2015 circa 2,26 milioni di persone vivevano nei comuni privi di sportello bancario, corrispondente al 3,8% della popolazione. Nel 2025, questo numero è salito a 4,84 milioni, pari all’8,2% dei residenti, raddoppiando in dieci anni.
I comuni senza banca sono aumentati da 2.251 a circa 3.456: oggi quasi il 44% dei comuni italiani non ha più una filiale. Oltre il 96% di questi comuni ha meno di 5.000 abitanti e tra quelli con meno di 1.000 residenti, nove su dieci sono privi di uno sportello.
Nei territori completamente desertificati vivono quasi 1,28 milioni di persone con almeno 65 anni e oltre 643.000 ultrasettantacinquenni, oltre a 310.893 imprese attive, con circa 933.000 addetti.
Le proposte di CNA contro la desertificazione bancaria
CNA Imperia chiede che le strategie delle banche considerino non solo i parametri economici, ma anche l’impatto sociale e produttivo derivante dalla chiusura di una filiale.
È fondamentale avviare un dialogo tra banche, associazioni di categoria, enti locali e rappresentanze sociali per trovare soluzioni che garantiscano una presenza bancaria continua nei comuni più svantaggiati.
Tra le possibili misure, CNA Imperia propone la creazione di sportelli condivisi tra diverse banche, la presenza di presidi bancari mobili o periodici, consulenti territoriali per le imprese, servizi su appuntamento nei comuni dell’entroterra e collaborazioni con gli enti locali per l’utilizzo di spazi pubblici, oltre a programmi gratuiti di accompagnamento digitale rivolti principalmente agli anziani e alle categorie più vulnerabili.
È necessario mantenere un’interazione fisica di qualità per le imprese, evitando che l’accesso al credito e la valutazione dei progetti siano gestiti esclusivamente da procedure automatizzate e da centri decisionali distanti.
«Non chiediamo di fermare l’innovazione né di mantenere modelli non più sostenibili – conclude Luciano Vazzano – ma di costruire un sistema bancario moderno che continui a prendersi cura dei territori in cui opera. Una provincia fragile dal punto di vista geografico e demografico, ma ricca di imprese e competenze, non può essere valutata solo sulla base del numero di operazioni effettuate allo sportello».