“Le prove fotografiche e video non sono sul telefono di Iannuzzi”. Questa è la dichiarazione dell’avvocato Cristian Urbini, difensore del 42enne accusato di maltrattamenti, insieme alla compagna Emanuela Aiello (43), ritenuti responsabili della morte della figlia di lei, la piccola Beatrice, di soli due anni.
Le circostanze della morte di Beatrice
La bambina è stata trovata priva di vita in circostanze drammatiche all’interno della sua abitazione a Montenero (Bordighera). Questa affermazione giunge dopo il deposito degli atti dell’inchiesta, che, al momento dell’interrogatorio di garanzia, mercoledì 3 giugno, non erano ancora disponibili per Urbini e l’avvocato Maria Gioffrè. Secondo il legale, le immagini del volto tumefatto di Beatrice e il video in cui la bimba veniva costretta a fumare uno spinello, che avevano suscitato indignazione pubblica, sarebbero conservati su dispositivi appartenenti a Emanuela Aiello, uno dei quali era frequentemente utilizzato dalle figlie di lei, oltre a Beatrice, di 9 e 7 anni.
Quindi, per la difesa, si indebolisce l’ipotesi di una “galleria degli orrori” custodita nei due smartphone di Iannuzzi. Questo rappresenterebbe una possibile svolta nel caso. Fin dall’inizio, l’analisi del materiale informatico presente nei dispositivi è stata considerata dalla Procura un elemento cruciale per ricostruire gli spostamenti, le interazioni e il contesto in cui viveva Beatrice. Una situazione descritta come difficile e abominevole dal Gip Massimiliano Botti, che ha emesso le ordinanze di custodia cautelare per Aiello e Iannuzzi.
Dal canto suo, Iannuzzi si proclama innocente e ha dichiarato di sentirsi sotto shock. Durante l’interrogatorio di garanzia di mercoledì scorso, ha scelto di non rispondere, seguendo il consiglio dei suoi avvocati, a causa della “latitanza” degli atti, che sono stati consegnati in ritardo per problemi organizzativi presso la cancelleria del tribunale.