A Sanremo, gli eventi si susseguono in modo così creativo che la fantasia è diventata un atto amministrativo. In questo contesto, spicca il caso di Forza Italia, un partito capace di mantenere una posizione ambivalente all’interno dello stesso consiglio comunale: essere sia maggioranza che opposizione. Una sorta di “opposizione inclusiva”.
Questa affermazione pesa, considerando che a Forza Italia ho dedicato oltre vent’anni della mia vita, tra impegno, campagne elettorali e discussioni interminabili.
Osservare oggi il declino di Forza Italia provoca una certa amarezza.
All’opposizione dell’amministrazione Mager, troviamo una “consigliera azzurra” che, per il numero di preferenze ricevute, è quasi una leggenda locale. Si tratta di una figura che suscita racconti con un certo stupore in città. Da qualcuno che ha ottenuto un tale risultato elettorale, ci si aspetterebbe un’opposizione attiva, interventi appassionati e battaglie memorabili. Tuttavia, seguendo i lavori del consiglio comunale, si nota un fenomeno sorprendente: il silenzio. Non un silenzio strategico, ma un silenzio totale, come se quella presenza fosse lì per un errore di percorso. Una forma di opposizione quasi eterea, una versione minimalista.
Mentre l’opposizione azzurra si cimenta in questa disciplina zen, emerge un altro aspetto notevole: un componente dello stesso partito governa serenamente con la maggioranza. Non con il simbolo ben visibile, ma in modo più elegante, all’interno di una lista civica del sindaco. Nasce così un paradosso perfetto: ufficialmente all’opposizione, ma sostanzialmente parte dell’amministrazione.
Se pensate che questa sia una peculiarità solo sanremese, basta spostarsi a Ventimiglia per scoprire un contesto sorprendentemente simile, con la sensazione che qualcuno manovri i fili da dietro le quinte.
Questa situazione porta a una riflessione: se Silvio Berlusconi fosse ancora presente, assisteremmo a simili acrobazie politiche? Probabilmente no. Con il Cavaliere al comando, la chiarezza era una priorità: o si è di qua o si è di là.
Le mezze scelte e le identità ambigue difficilmente avrebbero avuto spazio. E ci stupiamo se l’astensionismo cresce. Quando la politica diventa un gioco di finzioni, l’unica certezza è che la gente smette di andare a votare.
Simone Baggioli