Un 25 Aprile caratterizzato da tensioni a Sanremo, dove le polemiche sono sorte a causa degli striscioni e delle bandiere esposte da Papavero Rosso, il collettivo studentesco del Liceo Cassini della Città dei Fiori.
Le associazioni d’arma contro Papavero Rosso
Le rivendicazioni del collettivo non hanno trovato favore tra le associazioni d’arma presenti, che, sotto il grido di “fascisti rossi”, hanno deciso di abbandonare il corteo. Questa scelta è stata compiuta nonostante il loro contributo all’organizzazione della manifestazione. Al contrario, l’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia, rappresentata da Amelia Narciso, ha deciso di mantenere la sua partecipazione al corteo.
«La sofferta decisione è stata presa a causa di una potenziale tensione con alcuni manifestanti, i quali – secondo le associazioni – hanno dato una connotazione marcatamente politica e divisiva alle celebrazioni. Questa linea è ritenuta incompatibile con il carattere apartitico e apolitico della cerimonia e delle associazioni stesse».
«Per evitare ulteriori problematiche, le associazioni hanno quindi scelto di non partecipare alle manifestazioni di oggi».
Interpellanza di FdI
Nel frattempo, i consiglieri di FdI Antonino Consiglio ed Elisa Balestra presenteranno un’interpellanza nel prossimo Consiglio comunale. L’obiettivo è comprendere se la Giunta di Sanremo fosse a conoscenza della partecipazione del collettivo studentesco alla manifestazione e delle modalità di partecipazione, oltre a verificare se gli stessi hanno pagato per l’occupazione del suolo pubblico durante un pranzo conviviale organizzato in collaborazione con il collettivo Extinction Rebellion nel parco di Villa Peppina.
Progetto Comune interviene sulla polemica
«Non ci sono “bandiere sbagliate” quando queste rappresentano simboli di giustizia sociale, lavoro e diritti. La Resistenza è stata una lotta di popolo, guidata da ideali di uguaglianza che la sinistra continua a sostenere», ha dichiarato l’associazione Progetto Comune. «Queste bandiere non dividono, ma ricordano a tutti che la libertà senza giustizia sociale è un guscio vuoto. La politica non può rimanere ai margini o limitarsi a una passerella istituzionale. Il 25 Aprile è una scelta di campo. La Resistenza non è finita nel 1945, ma continua ogni volta che difendiamo la dignità umana contro ogni forma di oppressione e autoritarismo. Rifiutiamo i tentativi di neutralizzare il valore politico di questa giornata».
Critiche alla partecipazione dei giovani
Tra le bandiere contestate dai reduci, vi è anche quella di Rifondazione Comunista. Sul tema è intervenuto il segretario cittadino Paolo Germano.
«I comunisti hanno avuto un ruolo centrale: le Brigate Garibaldi, legate al PCI, rappresentavano circa il 50% delle forze partigiane. I partigiani garibaldini, in gran parte comunisti, hanno pagato un prezzo alto, essendo la maggioranza delle vittime tra le formazioni partigiane. Pertanto, il partito di Rifondazione Comunista, erede del PCI, ha tutto il diritto di partecipare con le proprie bandiere alla Festa della Liberazione. Riguardo al diverbio con il collettivo studentesco di Papavero Rosso, riteniamo che si commenti da solo. Invece di apprezzare che dei 18enni festeggino la Resistenza, si è cercato di limitarne la partecipazione».
«Se i combattenti fossero rimasti, avrebbero potuto ascoltare la lettura della lettera di Giacomo Ulivi, un partigiano parmense, che è ancora oggi estremamente attuale. Ma, come si dice, gli assenti hanno sempre torto».