Un convegno ha anticipato la posa, prevista per il 17 aprile, di tre pietre di inciampo nel comune di Taggia.
Un momento di riflessione e memoria
Oggi, presso il Teatro delle Opere Parrocchiali di Arma, gli studenti delle scuole di Taggia e Arma hanno partecipato alla tavola rotonda intitolata “Pietre d’Inciampo: Nomi Restituiti alla Storia”, organizzata dal Comune di Taggia in collaborazione con ANED, Istituto storico della Resistenza e ANPI. L’evento ha offerto un’importante opportunità di riflessione collettiva e di umanità. Le pietre commemorative onoreranno tre cittadini taggesi: Matteo Calcina, Alfredo Cesari e Pietro Martini. Gli studenti hanno presentato i loro lavori, ricostruendo la storia di questi uomini e il drammatico contesto in cui si sono consumate le atrocità nazifasciste nel ponente ligure.
Il sindaco Mario Conio ha affermato: «Sono tre cognomi “dei nostri”. Persone con cui condividiamo la vita. Quindi riflettete: tre famiglie della nostra comunità hanno subito, non molto tempo fa, atrocità. Qui, in questo luogo. Non dobbiamo dimenticare. La missione di ANPI, della scuola e dell’Istituto sulla Resistenza è quella di tramandare. Voi ragazzi – ha detto rivolto ai giovani – siete le sentinelle del vivere civile».
Claudio Bevilacqua, sindaco dei ragazzi e delle ragazze, ha dichiarato: «Siamo qui per onorare la memoria dei deportati dal Nazifascismo. Non dobbiamo limitarsi ad ammirare le loro gesta eroiche, ma imparare da loro, che hanno difeso i nostri diritti e libertà. L’obiettivo è ottenere il rispetto per tutte le persone, collaborando per un futuro migliore. Le pietre di inciampo rappresentano il nostro impegno a non dimenticare ciò per cui hanno lottato. Ogni persona deve essere attivamente coinvolta nella nostra società, senza tornare indietro».
Silvio Cermelli, presidente ANPI Taggia, ha sottolineato: «Queste pietre non sono solo un richiamo alla memoria, ma rappresentano una voce che ci saluta ogni volta che le incrociamo. L’atto della deportazione è stato violento, così come il contesto. È fondamentale comprendere le forze maligne che hanno generato tutto questo. L’indifferenza è sempre in agguato».
«I giovani – ha affermato Anna Maria Peroglio Biasa, presidente ANED – sono i testimoni dei testimoni. A loro spetta il compito di raccontare la storia di questi tre uomini e trasformarla in una memoria attiva».
Giovanni Rainisio ha aggiunto: «Le pietre di inciampo, da qualche anno, sono un momento significativo per il nostro territorio. Un luogo bellissimo, ma segnato da atrocità. Più di 1800 persone sono state deportate nei lager nazisti. Ci impegniamo a raccogliere documenti che narrano la storia sia dei partigiani sia degli internati. È un’enorme raccolta, ma anche una vasta biblioteca. Necessaria affinché resti viva l’anima, il racconto e la memoria della Resistenza».
Le storie di Matteo Calcina, Alfredo Cesari e Pietro Martini
Matteo Calcina, nato l’11 dicembre 1904 a Grisignano (VI), fu arrestato ad Arma di Taggia il 17 dicembre 1944. Partì da Verona il 18 dicembre 1944 e arrivò a Dachau il 19 dicembre 1944, ricevendo il numero di matricola 135781. Il 31 maggio 1945 venne trasferito nel sottocampo di Thalheim, dove morì l’8 aprile 1945.
Alfredo Cesari, nato a Città di Castello (PG) il 10 agosto 1907, fu arrestato ad Arma di Taggia il 10 agosto 1944. Partì da Verona l’11 agosto 1944, giungendo a Dachau il 12 agosto 1944, dove rimase fino all’11 aprile 1945, venendo liberato il 29 marzo 1945.
Pietro Martini, nato a Nizza il 28 marzo 1923, fu deportato a Dachau il 24 dicembre 1943 con il numero di matricola 60768. Successivamente, nel 1944, fu trasferito a Natzweiler (Alsazia) con il numero 9972 e infine a Leitmeritz (sottocampo di Flossenburg), dove venne reimmatricolato con il numero 99012. Fu infine liberato.
Mauro Iseppon, coordinatore dell’iniziativa, ha concluso: «È per voi che organizziamo questa iniziativa. Abbiamo ricordato tre uomini, tre vite e tre speranze. Non si tratta solo di date e luoghi di deportazione, ma di persone a cui è stato tolto tutto, trascinate nell’orrore della persecuzione. Avevano volti, speranze, paure. Nei lager si perdeva l’empatia. Le pietre di inciampo ci invitano a ricordare che il male ha colpito uomini reali, della nostra terra e della nostra comunità».
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