Geopolitica

Manlio Graziano a Sanremo: «Siamo in rotta verso la Terza Guerra Mondiale»

Il professore avverte: "Assistiamo a un'accelerazione pericolosa in un contesto drammatico"

Manlio Graziano a Sanremo: «Siamo in rotta verso la Terza Guerra Mondiale»

Recentemente, il Casinò di Sanremo ha ospitato un incontro dedicato alle attualità geopolitiche, con il professor Manlio Graziano, esperto di geopolitica. Durante l’evento, parte della rassegna Martedì Letterari, ha presentato il suo saggio «Come si va in guerra», che analizza le complesse dinamiche tra politica internazionale, propaganda e interessi che spingono le potenze a entrare in conflitto. Questo tema risuona sempre più forte, in un periodo in cui si parla frequentemente di Terza Guerra Mondiale.

 

Intervista con Manlio Graziano: La via verso la guerra

In un contesto segnato dalla crescente tensione tra Israele e gli Stati Uniti da un lato e l’Iran dall’altro, il mondo osserva con preoccupazione l’escalation in Medio Oriente. In questo clima, il segretario generale della NATO, Mark Rutte, ha esortato a adottare un mindset di guerra, preparando le nazioni a possibili conflitti futuri. La NATO si sta riorganizzando, mentre diversi paesi europei stanno reintroducendo parzialmente la leva militare. Le immagini di città distrutte invadono i notiziari. Abbiamo discusso di questi temi con il professor Graziano.

Professore, stiamo assistendo a un conflitto tra Occidente e Oriente?
«L’Occidente, come entità, è un concetto ormai superato. Se mai è esistito, oggi il suo problema principale è interno. Gli Stati Uniti, che rappresentano il suo pilastro, stanno vivendo un processo di disfacimento. Per ottant’anni, questo pilastro ha mantenuto l’ordine mondiale. Con la sua perdita di peso, il disordine si diffonde e si diffonderà sempre di più».

Quali sono le modalità per entrare in guerra?
«Esistono diversi approcci per scatenare una guerra. Non mi riferisco a conflitti locali o storici, ma a un potenziale conflitto globale. Ci sono vari meccanismi, ma alcuni fattori sono necessari, sebbene non sufficienti per l’innesco di una guerra mondiale. Innanzitutto, la potenza dominante deve vedere la propria autorità minacciata e sorpassata da altre potenze, accompagnata da un desiderio di vendetta. Al contempo, deve esserci una mancanza di una potenza capace di colmare il vuoto di potere, situazione attuale. La chiusura dei mercati rappresenta la scintilla: in caso di crisi mondiale, dazi protezionistici o tentativi di mantenere le materie prime, la situazione potrebbe degenerare».

A che punto è lo scenario internazionale?
«Stiamo assistendo a un’accelerazione notevole. La potenza degli Stati Uniti si sta disgregando rapidamente e questo destabilizza gli equilibri globali. Viviamo un periodo estremamente preoccupante».

Se gli Stati Uniti sono in declino, quali sono gli altri attori in gioco?
«Non credo che esista un blocco alternativo. Attualmente, non c’è un paese in grado di guidare una coalizione. La Cina, pur essendo un attore importante, è afflitta da tensioni interne. Si sta approfittando della crisi americana, ma non ha la forza per sostituire gli Stati Uniti come potenza egemone. Entrambi, USA e Cina, avrebbero molto da perdere in un conflitto diretto».

Come interpreta la recente sentenza della Corte Suprema riguardo ai dazi imposti da Trump?
«Trump non sembra indebolito. Ha abbandonato quella specifica azione, ma ha subito introdotto un dazio universale del 15%, un atto provocatorio nei confronti della Corte Suprema. La politica dei dazi continua a essere utilizzata come strumento di pressione politica, il che potrebbe avere conseguenze devastanti a livello globale».

Esiste un parallelo tra la corsa al riarmo europea pre-Guerra Mondiale e la situazione attuale?
«Il parallelismo è chiaro. Anche allora c’era una ridefinizione dei poteri, con la Gran Bretagna che perdeva il suo predominio mentre gli Stati Uniti emergevano. Oggi, però, non ci sono candidati chiari a sostituire il potere statunitense».

Le operazioni militari degli Stati Uniti e di Israele in Iran e Venezuela sono state necessarie o destabilizzanti?
«Queste operazioni sono assolutamente pericolose e destabilizzanti, e non necessarie. Da un punto di vista statunitense, non vedo alcuna logica. Per Israele si potrebbe trovare una giustificazione, ma non per gli Stati Uniti».

Infine, cosa intendeva Putin con la sua invocazione a un nuovo ordine mondiale?
«Putin si riferisce a un ordine mondiale simile a quello post-Yalta, con due blocchi dominanti, Stati Uniti e Unione Sovietica. Tuttavia, la Russia ha perso il suo status di potenza co-proprietaria dell’Ordine Mondiale e ora non può riproporsi come partner degli USA. La Federazione Russa non è più l’Unione Sovietica e gli USA non sono più quelli di ottant’anni fa».

 

Chi è Manlio Graziano

Manlio Graziano vive a Parigi, dove insegna Geopolitica e Geopolitica delle religioni alla Paris School of International Affairs di SciencesPo e alla Sorbona. Dirige il Nicholas Spykman International Center for Geopolitical Analysis e scrive per «Limes», «Gnosis» e «Corriere della Sera». Collabora regolarmente con «International Affairs Forum» ed è autore di numerosi saggi e monografie tradotti in diverse lingue, tra cui: «Italia senza nazione?» (2007), «Guerra santa e santa alleanza» (2015), «L’isola al centro del mondo» (2018), «Geopolitica» (2019) e «Geopolitica della paura» (2021).