Imperia nella bufera: Mannoni motiva le dimissioni da Amat e invoca quelle di Capacci

E’ lo stesso Pietro Mannoni, segretario provinciale del PD ed ex menbro del cda di Amat a spiegare che cosa lo ha portato a dimettersi dalla società che gestisce la rete idrica imperiese, travolta recentemente dalla vicenda tumultuosa dopo che, alcuni giorni fa, il direttivo ha chiesto l’istanza di fallimento per Rivieracqua. Nel contesto si inserisce anche la crisi politica che scuote l’amministrazionea retta da Carlo Capacci, i cui rapporti con il Partito Democratico sono ai ferri corti da tempo, tanto da portare l’uscita del partito dalla coalizione di maggioranza. Ma ecco che cosa dice Mannoni.

Le dichiarazioni

“Questa mattina alle 10.25 ho rassegnato le dimissioni da consigliere d’amministrazione di AMAT SPA. Durante gli anni in cui ho ricoperto questo ruolo ho sempre preso le mie decisioni, all’interno del cda, nell’interesse esclusivo dell’azienda e dei suoi lavoratori.  Negli ultimi giorni le prese di posizione del Sindaco di Imperia, in relazione alla gestione del servizio idrico provinciale, mi hanno messo in profonda dissonanza rispetto al socio pubblico di AMAT SPA (che tra l’altro mi ha nominato all’interno di tale cda). Per questo motivo ho deciso di interrompere la mia esperienza in AMAT SPA.

Un elemento di chiarezza e trasparenza – continua il segretario PD – respingo con sdegno le dichiarazioni del Sindaco di Imperia che, dopo le mie dimissioni, ha ipotizzato complotti tesi a far fallire AMAT SPA (leggi QUI). Tali affermazioni sono lesive della mia dignità e qualificano chi le fa. Così come ho fatto io, che mi sono dimesso perché non più in linea con chi mi aveva nominato, auspico che il Sindaco di Imperia rassegni le sue dimissioni. D’altra parte la fiducia di chi lo aveva sostenuto, in questi ultimi giorni si è volatilizzata”

Nel Cda,decaduto dopo le dimissioni di Pietro Mannoni, oltre allo stesso erano presenti Barbara Pirero (Presidente), il suo vice Stefano Masserini, Fabio Bignone, Andreina Puccioni e Riccardo Scussat.