Il dibattito sul Decreto sicurezza firmato dal Ministro dell’Interno Matteo Salvini anima il mondo politico del ponente ligure. Sulla questione, delicata e molto sentita da numerosi sindaci, consiglieri e cittadini della Riviera, interviene e anche il consigliere comunale Silvia Malivindi, che rappresenta il Movimento 5 Stelle nel parlamentino di Ventimiglia

Silvia Malivindi interviene su Decreto Sicurezza

“Leggo della preoccupazione dei Sindaci della Provincia e in particolare di quella del sindaco Ioculano rispetto al Decreto Sicurezza – scrive il consigliere in una nota stampa, riferendosi alla frase che Ioculano, sindaco della città di confine, ha scritto su Facebook, chiedendosi dove finiranno i disperati al termine dei progetti SPRAR – Vorrei però ricordare che lo SPRAR, sebbene sia nato per favorire l’integrazione di coloro che avevano già ottenuto il riconoscimento del diritto di permanere in Italia, dal 2015 – con l’estensione del cd. “ permesso umanitario” – è diventato di fatto uno strumento di accoglienza dei richiedenti asilo e non già di integrazione dei regolarizzati”
“La domanda rimane la stessa – continua  -. Prima ci si chiedeva cosa avrebbero fatto  tutte queste persone (che non erano state inserite in progetti di integrazione ma avevano ricevuto semplice “accoglienza”) in caso di esito negativo della richiesta di asilo: sarebbero finite in strada a fare cosa?  E la stessa domanda se la pone Ioculano ora, di fronte alla “stretta” al sistema Sprar voluta dal Decreto. Dove andranno i richiedenti asilo che non rientrano nelle nuove casistiche previste per entrare nello Sprar? Chi si occuperà della  loro integrazione?

Il problema esiste

“Il problema esiste – scrive Malivindi -, sicuramente, ma non lo ha creato il Decreto Sicurezza, che cerca solo di regolamentare la materia.  L’accoglienza massiccia non accompagnata dall’integrazione alla lunga non può portare a risultati positivi, bensì a caos e a costi gestionali e sociali.  E se la soluzione sta nell’integrazione, questo comporta di fatto una “selezione” di alcuni fortunati. Perché se è vero che per motivi economici “non si possono accogliere tutti”, è ancor più vero che se ne possono integrare in numero ancora inferiore, perché i progetti di integrazione costano più cari dell’accoglienza pura. Ricordiamo comunque che negli Sprar confluisce poco più del 20% degli stranieri, i restanti vanno nei CAS, i centri di accoglienza straordinaria, dove di progetti di integrazione non ve ne sono, i centri come quello di Ventimiglia, per intenderci, che non viene toccato da questa modifica degli Sprar” .