“Pare del tutto evidente che non si vuole far procedere l’attività di Rivieracqua, l’unica società ad avere la concessione del servizio idrico in Provincia”. Con queste parole il Cimap (Coordinamento imperiese per l’acqua pubblica) apre una nota stampa velenosa. Bersaglio del Cimap, in particolare,  le società AMAT (Imperia) e AIGA (Ventimiglia).

Cimap all’attacco “Non si vuole far procedere Rivieracqua”

“Da una parte le società dichiarate decadute dal 2012 – scrive il coordinamento -, in testa AMAT e AIGA, che nonostante non abbiano più l’affidamento della gestione del servizio e seguitino a farlo solo per garantirne la continuità, cercano di non mollare l’osso adducendo nuovamente un ricorso al Tar ( già nel 2014 il Tribunale si espresse però dichiarando illegittimi gli affidamenti a AMAT, AIGA e Acquedotto Savona ndr)”.

“Dall’altra parte, – si legge nella nota – la vecchia politica ed alcuni importanti amministratori comunali remano contro e tessono, oramai neanche più celatamente, piani alternativi, con un modello gestionale illegittimo, che non prevede di fare confluire le società ormai decadute, nella società consortile dei Comuni della Provincia di Imperia, Rivieracqua.In primis, è evidente che un assetto di gestione che prevedesse il mantenimento delle società esistenti  non sarebbe assolutamente in linea con l’esito referendario del 2011, poiché non produrrebbe servizi pubblici essenziali fuori dalle logiche del profitto.

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In particolare, l’acquisizione delle società esistenti da parte di Rivieracqua, faciliterebbe il processo in atto e favorirebbe un rapido raggiungimento della tariffa unica. Tariffe che, spesso oggetto di mistificazione, esose ed in palese violazione referendaria, continuano ad includere diverse voci riconducibili al profitto

“Diritto garantito dallo stato”

“La gestione – continua – del servizio idrico che vogliamo è quella contenuta nella proposta di legge in discussione in Commissione parlamentare alla Camera,  che si pone l’obiettivo di sancire in Italia il riconoscimento del diritto all’acqua come diritto umano universale garantendo a tutti i cittadini un quantitativo minimo vitale giornaliero. La nuova legge, affidando la gestione del servizio ad aziende giuridicamente pubbliche (aziende speciali e aziende speciali consortili), produrrà un modello di gestione dell’acqua innovativo, efficiente, democratico e partecipato, un servizio industriale rispettoso dell’ambiente, dei diritti degli utenti e dei lavoratori, con un sistema di finanziamento basato sulla fiscalità generale, su un meccanismo tariffario equo e sul sostegno finanziario della Cassa Depositi e Prestiti, se riprendesse a finanziare gli investimenti pubblici locali con tassi agevolati, rendendo il servizio idrico pubblico ed essenziale: un diritto garantito dallo Stato, come l’istruzione e la salute”