Un emendamento che fa discutere, quello proposto dalla Commissione e successivamente approvato dalla Camera dei deputati, che cancella dall’ordinamento scolastico italiano le sanzioni disciplinari, dalle note sul registro all’espulsione, dalle scuole elementari del Belpaese. Il colpo di accetta a margine della riforma dell’insegnamento alla convivenza civile.

Stop a note sul registro e sanzioni disciplinari per le scuole primarie

Questi provvedimenti, tra l’altro applicati di rado nelle scuole primarie, fanno riferimento a un Regio Decreto del 1928,dove gli interventi disciplinari, (articoli dal 412 al 414) venivano codificati per “punire gli alunni che fossero mancati ai loro doveri” e rafforzare il rapporto di comunicazione e collaborazione tra gli insegnanti e le famiglie degli studenti. Inoltre, il Regio Decreto specifica come quelle elencate – dalla nota sul registro, alle comunicazioni ai genitori, fino all’espulsione dagli scrutinii, dagli esami e finanche dall’istituto con perdita dell’anno accademico – fossero le uniche punizioni consentite.

E stato proprio questo decreto di 91 anni fa ad essere abrogato con l’emendamento, creando una spaccatura netta tra detrattori e sostenitori. Entusiasti i presidi che riconoscono i vantaggi nell’abolire le sanzioni previste da una norma obsoleta, a fronte di un maggiore impatto degli interventi educativi messi in campo. D’altro canto, insegnanti e associazioni, nonché esperti del burnout per i docenti evidenziano come l’abrogazione del decreto privo proprio degli strumenti educativi,anche le sanzioni.nessenzialmente gli insegnanti si troverebbero a sapere cosa non fare con i bambini pur non sapendo come comportarsi con loro. Facendo un passo indietro, per comprendere meglio il quadro della situazione, nello Statuto degli studenti e delle studentesse firmato da Enrico Berlinguer nel 1998 si fa ancora riferimento alle sanzioni disciplinari, sostituendo però il concetto di punizione connquelpo di intervento educativo