“Finalmente le aziende agricole in forma singola o associata e le cooperative sociali il cui reddito da attività agricola sia superiore al 30% del totale, possono essere riconosciute come soggetti che erogano servizi di agricoltura sociale”.  Coldiretti Liguria, per voce del suo presidente, l’armese Gianluca Boeri, esulta per la pubblicazione ” sul sito del Ministero dell’agricoltura del decreto che definisce i requisiti minimi e le modalità previste all’articolo 2, comma 1, della legge 141/2015 sull’agricoltura sociale”

Sviluppo di progetti ortoterapia, pet therapy, agri-asilo e orti sociali

Questi fondi consentiranno di sviluppare progetti di ortoterapia e pet therapy,  agri-asilo e orti sociali. “Sono i  nuovi modelli socioeconomici che ruotano intorno all’agricoltura e il suo ruolo nel welfare, con progetti imprenditoriali dedicati esplicitamente ai soggetti più vulnerabili della società, che devono fare i conti con la cronica carenza dei servizi alla persona” riporta una nota di Boeri e del delegato confederale Bruno Rivarossa.

“In Liguria grande slancio a questo genere di attività può arrivare dalla misura dell’attuale PSR dedicato al sostegno per la diversificazione delle attività agricole in attività riguardanti l’assistenza sanitaria, l’integrazione sociale, l’agricoltura sostenuta dalla comunità e l’educazione ambientale, aperta fino al prossimo 31 luglio”.

Obiettivo del fondo l’inclusione di tossicodipendenti, alcolisti, disabili fisici e psichici

Le attività riconosciute a favore delle cosiddette fasce deboli vanno dall’inclusione di persone con problemi di dipendenza (droga e alcool in particolare), ortoterapia, ippoterapia e altre attività con disabili fisici e psichici di diversa gravità, fino ad attività che seguono il reinserimento sociale e lavorativo di persone emarginate (minori a rischio, disoccupati di lunga durata, ecc.) oppure che puntano allo sviluppo di un’attività agricola volta al miglioramento del benessere e della socialità (agriasilo, orti per gli anziani, ecc.).

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“È un nuovo ruolo –  concludono Boeri e Rivarossa – che può essere assegnato all’azienda agricola dove, attraverso l’agricoltura, si riescono a fornire opportunità e servizi alle fasce più deboli della società, alla loro inclusione arrivando in alcuni casi anche all’inserimento lavorativo. Le nostre comunità rurali sono da sempre aperte all’inclusione: la vita in campagna è idonea a garantire contesti più naturali ed accoglienti, ricchi di stimoli per dare alle fasce a rischio di emarginazione  le migliori possibilità di crescita e di integrazione. È per questo che molte aziende e cooperative liguri cercano da sempre di portare avanti progetti di questo genere, progetti che ora possono trovare un valido sostegno anche dalla misura 16.9 del PSR, attualmente aperta. Tuttavia a poco sarebbero  serviti i finanziamenti senza il riconoscimento, a livello nazionale, di questa forma di attività, che rappresenta il segno della massima multifunzionalità che un’azienda può avere. Il decreto quindi è una svolta importante che riconosce che nei prodotti e nei servizi offerti dall’agricoltura non c’è solo il loro valore intrinseco, ma anche un bene comune per la collettività fatto di tutela ambientale, di difesa della salute, di qualità della vita e di valorizzazione della persona”.