Dopo i lavori artistici fatti per cantanti famosi come Angelo Branduardi, Alberto Fortis e Cristiano De André arriva una nuova gratificazione professionale per il fotografo imperiese Adolfo Ranise che di recente ha ricevuto l’onorificenza come “Maestro della fotografia artistica”. L’attestato gli verrà consegnato a maggio 2019 in occasione del 30° congresso UIF di Cortona ad Arezzo. La Riviera l’ha incontrato per farsi raccontare questo nuovo traguardo.

Intervista al fotografo Adolfo Ranise

Ranise, una bella soddisfazione. Come le è stato assegnato questo titolo di maestro?

“Viene assegnato da una commissione artistica che valuta l’operato degli ultimi anni, i risultati ottenuti, una valutazione generale che ha ritenuto idoneo il mio lavoro per ricevere questo titolo di riconoscimento”.

In oltre trent’anni di carriera lei ha ottenuto tanti riconoscimenti professionali. Ha qualche rimpianto?

“A riflettere oggi penso che forse negli anni avrei potuto fare qualcosa di più, se non altro uscire dal perimetro provinciale come sto facendo ora. Purtroppo ero molto legato alla mia passione sportiva a cui ho dedicato tanto del mio tempo libero (Ranise è anche un allenatore di calcio, ndr) trascurando questo aspetto della fotografia che ho recuperato negli anni. Obiettivamente ho tirato un po’ il freno a mano negli anni in cui mi sono dedicato al calcio”.

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Come è cambiata la fotografia con l’era del digitale? Le sembra tutto più semplice? C’è il rischio di troppa improvvisazione?

“È cambiata molto. C’è tanta improvvisazione. Adesso apparentemente è tutto più semplice perché basta avere una macchina fotografica di ultima generazione in mano per sentirsi tranquilli e tecnicamente fare lo scatto corretto. Questo però non vuol dire che sia una fotografia ben riuscita sotto il profilo artistico. Con il bagaglio del passato, per chi ha fotografato con la pellicola, ha fatto sì che le conoscenze siano superiori a quelli delle nuove generazioni che risolvono i problemi con programmi di computer”.

Tra voi fotografi professionisti c’è invidia?

“Io non invidio nessuno. Un fotografo professionista non si qualifica per la partita iva, ognuno lavora nel proprio settore. È vero che oggi è diventato il mercato dei poveri per cui c’è una lotta per garantirsi dei lavori, oggi c’è molta improvvisazione e noi professionisti siamo continuamente danneggiati dalla presenza di soggetti che fotografano in maniera non regolare”.

Progetti per il futuro?

“A breve frequenterò un master di fotografia per giurati con il professor Torresani, poi la mostra che farò in Germania sulle Vele d’Epoca dal 7 al 20 marzo, infine seguirò i concerti di Cristiano De André in alcune tappe italiane”.