Si intitola “3×1 = JazZzemin!”, ed è la festa a Sarola, primo entroterra di Imperia, nella Cantina e Ristorante della famiglia Ramoino.

La festa di fine vendemmia al ristorante della Famiglia Ramoino con lo zemin

È diventata ormai una tradizione, arrivando alla terza edizione con quest’appuntamento di sabato 23 novembre. Si mette assieme la fine della vendemmia, la grande musica e i grandi sapori della Liguria. In occasione della Festa di Fine Vendemmia si potrà gustare lo zemin, sulle note della Equipage Ambassadors di Leo Lagorio. Per prenotarsi: 333.678.1228 |0183.52646 fabiana@ramoinovini.com

Il Menù

Antipasti di Elvira; Zemin; Selezione di formaggi; Dessert a sorpresa. Vini dell’Azienda Agricola Ramoino. Euro 35,00 Prenotazione: 333.678.1228 |0183.52646 fabiana@ramoinovini.com

La storia dello zemin

Con la parola “zimin” o “zemin”, nella tradizione ligure, si indica un tipo di cottura. In Liguria è possibile assaporare lo zemin di seppie o di pesce accompagnato da verdure. Oppure lo zimino di sole verdure, con fagioli o ceci. E’ un termine, che indica il modo di preparare pietanze piuttosto “brodose”, nato in Liguria e via via esportato in altre regioni con tradizioni culinarie simili (Sardegna, Toscana e Corsica). “A seconda dei casi è un piatto di pesce a base di verdure, o la pietanza condita con tale intingolo, o un modo di preparare i fagioli, e così via. A Sassari sono addirittura le interiora di pecora alla brace”, scrive il docente di Linguistica all’Università di Sassari, Fiorenzo Toso. Ancora Toso: “L'etimologia è discussa: secondo alcuni la voce italiana zimino, documentata dal 1698, sarebbe un alterato della forma cimino, variante di cumino (la spezia), ma questo è impossibile perché la z- è sonora: in genovese suonerebbe dunque simin, non zimin”. Potrebbe, però, derivare dall’arabo zâmin o zamîn che significa “grasso”. Una contraddizione affascinante. Come la maggior parte dei piatti liguri, infatti, lo zimin, è una zuppa “di magro”, appartenente alla cucina povera, ma è anche l’unico piatto dove entra, siappur come comprimario, il maiale sotto forma di cotica o costina e, nei quartieri più ricchi di Genova, (a Prà, soprattutto), di salsiccia. Come la tradizione ligure vuole, lo zemin (al di fuori della ritualità novembrina) è consumato da coloro che si prestano a fare lavori pesanti come quello del navigante, del camallo e del pescatore. Deve essere digeribile, non appesantire ma dare tutta l’energia che si richiede.

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