Esordio con bagno di folla per i Giovedì con l’Archeologo

Sono stati oltre 60 i partecipanti al primo giovedì con l’ Archeologo di quest’anno, presso il sito di scavi della Mansio Romana Lucus Bormani, a ridosso dell’avvio di una nuova campagna. Una giornata con gli archeologi direttamente sul sito, alla scoperta del lavoro che gli scienziati del passato svolgono quotidianamente per svelare i segreti nascosti tra le vestigia dei nostri antenati.

Il Lucus Bormani

Gli elementi sino ad ora raccolti fanno infatti pensare che il sito della Mansio Romana di San Bartolomeo al Mare, già noto con il toponimo “Lucus Bormani”, sia stato frequentato sin dall’Età del Bronzo recente e finale (secoli XII-X secolo a.C.), come attesta il rinvenimento di alcune olle di grandi dimensioni decorate con impressioni eseguite a mano, che documentano la presenza di un possibile insediamento con ambienti destinati alla conservazione di derrate alimentari. L’area venne poi occupata nuovamente durante l’Età del Ferro (fine V – II secolo a.C.), probabilmente da un piccolo impianto artigianale legato alla lavorazione di metalli: interessante a questo proposito è il ritrovamento di un’anfora di produzione massaliota che testimonierebbe la presenza di traffici commerciali da e verso il Golfo di Marsiglia. Con la realizzazione della via Julia Augusta (anno 13 a.C.) avvenne l’inizio della occupazione romana di questa parte del Ponente ligure. La Mansio romana Lucus Bormani (periodo compreso tra il I secolo a.C. e il II secolo d.C.) si situa nei pressi dell’itinerario ed è ricordata nella Tabula Peutingeriana con il toponimo Luco Bormani (che rimanda al bosco sacro a Borman, divinità ligure di origine centroeuropea) e segnalata anche nell’Itinerarium Antonini.e stutture della mansio vennero abbandonate durante la media età imperiale, tra II e III secolo d.C., mentre l’area costiera alla quale il complesso faceva riferimento continuò ad essere frequentata fino al VI-VII secolo d.C.