Non sono un terrorista, c’è un grosso equivoco. Quelle foto si riferiscono a ragazzi uccisi dalla polizia tunisina, nel mio Paese, dove ho operato per diverse associazioni che tutelano le famiglie dei giovani ingiustamente uccisi dalla polizia”.

Così Mohamed Edi Anachi, 49 anni, tunisino di origine, ma residente a Perinaldo (Imperia), indagato dalla Dda di Genova con l’accusa di terrorismo, intende raccontare la propria verità. “Che mi chiamino i magistrati a parlare, non vedo l’ora”, afferma Mohamed (difeso dall’avvocato Alessandro Gallese), in Italia dal 1989 e che lavora come muratore nel piccolo centro dell’entroterra di Vallecrosia.

“Quelle foto sono di giovani del mio Paese, che sono stati uccisi dalla polizia, negli scontri del 2010. Io ho lavorato per associazioni a difesa delle loro famiglie ed ho ricevuto parecchio materiale. Posso provarlo”.

E il video dell’Isis, con le bandiere nere, riconducibili dagli inquirenti all’Isis? “E’ un filmato che era stato trasmesso su una trasmissione televisiva de La7. Quando ho sentito dire, l’anno scorso, che si trattava di un documento recentissimo, sono andato a cercarlo su youtube ed ho scoperto che risaliva al 2013. Così ho scritto a “Sos Gabibbo”. Quando ho visto che ne ha parlato la trasmissione televisiva “Striscia la notizia”, allora preso dall’entusiasmo ho tenuto il video”.