“P.S. apprendiamo solo ora che qualche minuto fa, cercando di portare la loro storia sul truck di Radio2, sono stati fermati e scortati in caserma. Non siamo esperti giuristi ma ci sentiamo di esprimere loro la nostra solidarietà, conoscendo la bontà delle loro intenzioni”.

Così scrivono sul proprio profilo Facebook i componenti della band “Stato Sociale” (secondo posto al Festival di Sanremo), in merito al fermo per identificazione, e successivo foglio di via, per tre operai Fiat di Pomigliano d’Arco (Napoli), che oggi sono stati fermati, mentre tentavano di entrare nel camion di Radio 2, in piazza Borea d’Olmo, nella città dei Fiori. La frase è contenuta in un lungo post dedicato agli operai dello stabilimento campano.

ECCO IL RESTO DEL POST

“Come si chiama quella figura retorica tale per cui una parte vale per il tutto? La storia di Domenico, Marco, Antonio, Massimo e Roberto è l’esatta trasformazione in realtà di questo artificio linguistico. Cinque operai che subiscono da anni una vessazione non accettata nemmeno dai tribunali a cui si sono rivolti, vincendo la causa contro il Golia chiamato Fca e che vengono tenuti lontani dalla fabbrica perché sgraditi”. Così dalla propria pagina Facebook la band degli “Stato Sociale”, giunta seconda all’appena concluso Festival di Sanremo, prende le parti dei lavoratori Fiat di Pomigliano d’Arco, “Attraverso questo artificio abbiamo pensato di poter portare sul palco dell’Ariston le istanze di milioni di lavoratori, precari, disoccupati – scrivono -. Perché come ci ha detto Domenico: “le lotte funzionano solo dal basso verso l’alto e noi vorremmo che tutte le persone salissero sulla torre dei potenti per essere tutti uguali”. Ci siamo conosciuti e raccontati davanti ad un caffé, lontani dalle telecamere e dai microfoni. Ci siamo presi del tempo per guardarci in faccia perché prima di ieri esistevamo reciprocamente solo nei racconti degli altri, nei filmati, negli articoli di giornale.
E quindi le canzoni possono far succedere delle cose? A quanto pare si e non si tratta del secondo posto al Festival, si tratta della possibilità di coprire le distanze e di prendersi sotto braccio, come faresti con un amico verso il bar o in una piazza piena come quella di ieri a Macerata. Nicola fa spesso questa domanda: “i luoghi sono di chi li possiede o di chi li abita?”, a noi piace pensare che i luoghi siano di chi li abita, le città siano di chi le vive, i posti di lavoro di chi vuole condurre una vita gratificante anche in quella sede. Per troppo poco tempo abbiamo abitato quel palco e per troppo poco tempo abbiamo vissuto Sanremo assieme a Domenico, Marco, Antonio, Massimo e Roberto che sono venuti a trovarci per fare due chiacchiere e farci fare due risate rivelandoci il segreto della loro lotta: continuare a divertirsi malgrado tutto”.

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E poi. “Ci siamo detti cose belle e importanti che terremo per noi: perché è giusto, perché per ognuno di noi hanno assunto sfumature differenti e queste righe non sono la sede per parlarne.
Sono arrivati con uno striscione e delle magliette stampate per l’occasione con la scritta: “Sanremo chiama, Pomigliano risponde”. Sembra il titolo di un poliziesco anni ’70 e invece è il riassunto di come dieci persone apparentemente distantissime possano trovare un percorso comune”.