Ucciso in carcere

Intorno alle 23 di ieri un detenuto italiano, ex medico, Nadir Garibizzo, 60 anni, ristretto al piano terra del carcere di La Spezia, si è tolto la vita recidendosi l’arteria femorale.

Inutili i soccorsi

A nulla sono serviti i soccorsi, già condannato per omicidio e occultamento di cadavere e in attesa di processo per aver tentato un secondo omicidio, il detenuto imperiese si trovava a La Spezia per motivi di opportunità.

L’arresto a giugno

Garibizzo, era stato arrestato il 12 giugno scorso con l’accusa di tentato omicidio, dopo aver tentato di uccidere a coltellate il figlio dell’avvocato Elena Pezzetta, rea probabilmente di aver dismesso il mandato, circa un anno fa e di aver così determinato la cancellazione di una causa civile a ruolo, nella quale compariva come “attore”. Di recente erano state presentate due richieste di incidente probatorio da parte del Procuratore di Imperia, Alberto Lari: la prima finalizzata a ottenere una perizia psichiatrica e la seconda per l’audizione testimoniale dei testi minorenni. I fatti. Garibizzo aveva con sé una borsa contenente una corda spessa due centimetri con tanto di cappio e nodo scorsoio già preparati.

Per questo gli inquirenti non escludono che fosse sua intenzione uccidere uno o entrambi i figli dell’avvocatessa, per poi suicidarsi. Ma non si esclude neppure che con quella corda, Garibizzo volesse impiccare i bambini o lo stesso avvocato.

Forse voleva uccidere e suicidarsi

Nella borsa, inoltre, sono stati trovati un’altra corda, dello spago per pacchi; e poi, due paia di mutandine, una tuta, un paio di ciabatte e un rasoio da barba, quasi come se presagisse di poter finire in carcere, nel caso in cui il proprio piano criminoso fosse fallito. Il movente: Garibizzo aveva in corso una causa civile con una impresa accusata di aver eseguito male dei lavori di sistemazione di un’autorimessa.

Leggi anche:  Profanata dalla mareggiata la cripta di Sant'Ampelio

Dato il suo carattere, tuttavia, molti avvocati, si erano rifiutati di assisterlo o avevano dismesso il mandato. Tanto che l’uomo risulta aver denunciato una quarantina di legali. Tra questi c’è anche Pezzetta, con la quale aveva instaurato un rapporto più duraturo, che tuttavia si era interrotto.

Nelle settimane scorse, la cancellazione della causa dal ruolo. Causa che avrebbe potuto essere riaperta, ma probabilmente Garibizzo non lo sapeva, pensava di averla persa per sempre; pertanto, ha meditato di vendicarsi con l’avvocato. Alcuni testimoni affermano di averlo visto aggirarsi nei pressi della villetta di Caramagna del legale, un paio di giorni prima dell’accaduto. I fatti. Garibizzo entra in casa approfittando del cancelletto aperto.

L’ingresso in casa

Il marito, infatti, attendeva la visita di un amico che doveva andare a prendere la figlioletta, dopo un pomeriggio trascorso con gli altri bambini. Tutto avviene nel giro di pochi istanti. Garibizzo entra in casa, seguito quasi a ruota dall’amico.

Chiede al marito di parlare con l’avvocato Pezzetta. Lui risponde che non c’è e di andarsene via. Così Garibizzo, senza nulla dire, si dirige verso il divano, tira fuori un coltello da cucina con la punta in fondo, di quelli per tagliare la carne, e si scaraventa sul bambino che è coricato.

A quel punto il padre gli si scaraventa addosso, con l’amico, entrato pochi istanti dopo. Gli grida “Stai fermo o ti ammazzo” e lui risponde “Magari”, ma non replica con alcuna minaccia.

Garibizzo viene disarmato

Nel tentativo di disarmarlo, i due uomini afferrano il coltello con le mani e si feriscono. Alla fine, però, lo immobilizzano sedendosi sopra e allertano i carabinieri, che sopraggiungono poco dopo.