Polizze vita

Polizze vita per complessivi 300mila euro intestate a un ex direttore di Banca Carige, Giacomo Anfossi, di Sanremo, morto nel novembre scorso, all’età di 94 anni, sono state sequestrate, oggi, dalla polizia (su ordine della Procura di Imperia), prima che venissero riscosse da due persone,  l’ex collega di lavoro, Gian Luigi R., 78 anni, e quella che per gli inquirenti è l’ex badante, Amelia R., (ma di fatto, e notoriamente, sua compagna nella vita negli ultimi 15 anni), di 83 anni, attualmente a processo con l’accusa di circonvenzione di incapace, a margine della stessa vicenda. I due sono stati rinviati a giudizio nei mesi scorsi e la prima udienza è fissata nel prossimo 12 febbraio.

“Conoscendo la vicenda fin dall’inizio, mi sono attivato affinché venisse approfondito l’aspetto riguardante il ricovero in una casa di cura dell’uomo, poi deceduto – è il commento del Procuratore di Imperia, Alberto Lari -. Da questo è nato il secondo filone di indagine”. Le indagini sono partite quando gli inquirenti sono venuti a sapere che l’anziano era stato ricoverato in una casa di cura, anziché in ospedale, come proposto dal medico curante. “In ospedale i dottori si sarebbero resi conto delle condizioni di incuria e indigenza in cui viveva l’uomo” secondo gli inquirenti.

I particolari della sospetta circonvenzione

Secondo le contestazioni mosse dalla Procura di Imperia i due dapprima lo avrebbero isolato da parenti, amici e conoscenti, impedendone le visite (avevano appeso alla porta di ingresso un cartello con cui si vietavano colloqui non preannunciati) filtrando telefonate e rifiutando di aprire la porta di casa anche agli stessi inquirenti.

Avrebbero fatto inoltre firmare all’uomo diversi assegni  poi rigettati dalla banca per difformità evidenti della firma di traenza. Due anni fa, a seguito dell’istanza di un parente (fratello della scoparsa moglie di Anfossi) la Procura aveva impedito che lo stesso Anfossi sposasse Amalia R., appunto, ora 83enne, che tuttavia da anni lo accompagnava anche in occasioni pubbliche e che lui presentava di fatto come sua compagna nella vita.

Il patrimonio nel mirino

La vicenda nasce dalle mire sull’eredità di Giacomo Anfossi, il cui patrimonio ammonterebbe a oltre 6 milioni di euro. Gli imputati avrebbero fatto firmare al facoltoso anziano due atti con cui potevano prima gestire il suo intero patrimonio e alla sua morte ereditare l’intero capitale immobiliare e mobiliare. In particolare, le indagini avevano accertato la sottoscrizione, nel 2017, di una procura generale completa per poter operare su tutti i beni, mobili ed immobili, sul c/c e sul conto deposito titoli in relazione al quale avevano già disposto – secondo il capo di imputazione – “lo spostamento tra liquidi e titoli, per complessivi quasi 4 milioni di euro, su un conto intestato ai soli due indagati”, poi bloccato dalla banca,  e di un testamento ove vengono indicati quali eredi universali i due imputati, con revoca di ogni altro precedente testamento.

Polizze sospette

Agli albori dell’indagine vi è la presenza sospetta di polizze curiosamente intestate agli indagati fin dal 2014. All’epoca non erano emersi elementi sufficienti per poterne disporre il sequestro preventivo ed evitare  che gli stessi ereditassero il patrimonio alla morte dell’anziano. Si tratta di polizze del valore di oltre 200.000 mila euro. Nel novembre 2019 Giacomo Anfossi è morto nella casa per anziani nella quale i due imputati lo avevano ricoverato. Sulle condizioni di salute dell’anziano è stato aperto un ulteriore procedimento.

Quindi, a seguito di ulteriori indagini condotte dal Pm appartenente al gruppo fasce deboli con la Polizia Giudiziaria della Procura di Imperia, coordinato dal Procuratore Aggiunto Grazia Pradella, sarebbero emersi  ulteriori elementi  di indagine.

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