Denaro sporco

Si è conclusa con due arresti: Sergio Taverna, 53 anni e Giacomo Masottina, di 44 anni e altrettante misure con obbligo di firma, l’indagine “Andalusia 2”, condotta dai carabinieri del Nucleo Investigativo e coordinata dal procuratore di Imperia, Alberto Lari, che ha portato al sequestrato di due bar: il “Caffè Garibaldi”, di piazza Dante a Imperia e il “Caffè 84”, di Ceriale, in provincia di Savona; dell’officina “Punto Gomme”, del lungomare Vespucci a Imperia e di un conto corrente presso il credito agricolo Carispezia.

Le indagini

All’origine del sequestro giudiziario (con affidamento a un curatore): l’articolo 512 bis del codice penale, ovvero il trasferimento fraudolento di valori. Secondo Gli inquirenti, infatti, le tre attività sarebbero state aperte col denaro proveniente da un traffico di stupefacenti e intestate a dei prestanome, in questo caso al figlio di Taverna (Manuel), per quanto concerne i due bar e a Omar Peruzzi, per l’officina. Nei confronti di entrambi è scattato l’obbligo di firma.

I retroscena

Masottina e Taverna finirono in carcere a gennaio del 2018, nell’ambito dell’operazione “Andalusia 1”. Il primo venne fermato con quasi 59 chilogrammi di marijuana; il secondo con 4 chili di hascisc nascosti in un’autorimessa.

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E’ stato a margine dell’inchiesta per droga che sono partiti gli accertamenti patrimoniali. E’ così risultato che i proventi della droga venivano investiti in attività lecite intestate a dei prestanome. In un caso, quello del Caffè Garibaldi, Sergio Taverna era stato stato assunto dal figlio Manuel, per giustificare il fatto che il padre parlasse con i clienti, contrattasse con i fornitori e andasse in banca.

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