Addio

Oltre mille persone si sono strette, alle 14.30, nella chiesa di San marco Evangelista di Camporosso, attorno al feretro di Giuseppe De Leo, 24 anni (figlio del presidente del Consiglio comunale di Ventimiglia, Domenico De Leo) lo studente laureando in Medicina morto in un tragico incidente automobilistico  avvenuto, lo scorso fine settimana, in Croazia. La messa è stata celebrata dal vescovo diocesano, Antonio Suetta.

Ecco un estratto dell’omelia.

E’ molto difficile oggi dire qualcosa.  Non soltanto per la commozione che ci chiude la bocca, ma soprattutto per il mistero e per la tristezza dinanzi a alla quale ci troviamo. Allora, credo che l’atteggiamento più giusto, più buono per il nostro cuore e più autentico, sia quello di lasciare risuonare in noi la parola del Signore che abbiamo appena ascoltato, senza la pretesa che questa sia una risposta immediata alle domande che gridano in noi.

Le domande

che gridano in noi sono semplicemente riassunte in un perché.  La morte è incomprensibile, è davvero ingiusta è la peggiore delle ingiustizie e così ci rivolgiamo al Signore domandandogli il perché. La morte è sempre dolorosa, in qualunque modo e tempo della vita accada. Ma la morte di giuseppe ci appare ancora di più ingiusta, perché prematura e improvvisa. Non abbiamo la pretesa che il Signore risponda a noi, ma il desiderio e la disponibilità che il Signore consoli il nostro cuore.

Non c’è nessuna parola

che abbia senso di fronte al mistero della morte, afferma il vescovo, parafrasando alcuni passi del Vangelo. 

Ma la parola della fede, ci invita a considerare un altro aspetto ancora più misterioso e difficile da rintracciare, ma che è già accaduto, quando voi papà e mamma avete portato il vostro figlio Giuseppe al fonte battesimale e avete chiesto al signore, forse senza dirlo così esplicitamente, quello che ogni genitore desidera per un figlio. la felicità, tutta la felicità e la vita per sempre.

E il Signore

ha esaudito la vostra preghiera. Perché nel battesimo noi siamo risorti. Il vescovo sottolinea il suo impegno nello studio, nello sport e nel volontariato, nel suo desiderio di gustare la vita A noi verrebbe da dire perché tutto questo è finito , ma il Signore ci può aiutare dicendo “Prova a cambiare la parola… Non è finito, ma compiuto”.

Perché per tutti noi, per quanto possa essere lungo il nostro cammino, a un certo punto si interrompe. Il Signore ci assicura però che al di là di questo pellegrinaggio terreno, c’è il compimento del disegno nella sua casa. Una vita stroncata nei suoi progetti, nei suoi affetti, in quella che avrebbe dovuto essere la sua professione ed è stata interrotta anche nel conoscere il Signore, perché il cammino della conoscenza di Dio è lento. Giuseppe rimarrà presente nella nostra vita, non soltanto nei tanti bellissimi ricordi, non solo nell’affetto, ma in qualcosa di più vivo: nella comunione dei santi e come voi potrete essere voi di aiuto, se ne aveste ancora il bisogno. così statene certi che egli sarà per voi presso il Signore a intercedere per voi, fino a quando non lo rincontrerete nella gioia di Dio.