Un detenuto di 35 anni, C.I., marocchino, condannato all’ergastolo per omicidio, ha incendiato la cella, in tarda mattinata, nel carcere di Sanremo, perchè a quanto pare si sentiva poco considerato.

Quattro gli agenti della polizia penitenziaria che sono rimasti intossicati, nel tentativo di trarre in salvo il giovane, che sono entrati in contatto col fumo di un materasso ignifugo al quale aveva appiccato il fuoco.

“E’ un soggetto altamente pericoloso – spiega il segretario regionale del Sappe, Michele Lorenzo – che non può convivere con la popolazione detenuta. E poi, 220 detenuti, a Sanremo sono troppi, per essere una casa di reclusione che ospita ergastolani o definitivi, cioè detenuti che non hanno più possibilità di appello o altro. Senza contare i tanti detenuti psichiatrici, la maggior parte stranieri, con un direttore e un comandante, che spesso non ci sono”.

A quanto pare, per appiccare le fiamme, il detenuto avrebbe utilizzato una bomboletta da campeggio che è in dotazione per cucinare. A scopo precauzionale, sono stati allontanati anche gli altri detenuti del reparto, una ventina in tutto.

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Il fumo era talmente denso, che gli agenti hanno dovuto usare le torce per controllare le celle, anche quelle vicine: “Dovremo avere le maschere antigas in dotazione – conclude Lorenzo – e non quelle monouso”.