Darknet

C’è l’ombra della darknet – una sorta di rete clandestina, parallela a quella ufficiale di internet, alla quale si connettono soltanto persone fidate – dietro il suicidio di Alessio Vinci, 18 anni, lo studente di Ventimiglia, iscritto al primo anno di Ingegneria Aerospaziale del Politecnico di Torino, trovato morto, sabato scorso, in un cantiere di Parigi, dopo un volo di quarantacinque metri sa un gru.

L’inquietante risvolto

lo svelano due commenti a una foto, lasciati dopo la sua morte: “Riposa in pace fratello incel”, scrive Kainwziabai; e poi, Mario: “un altro fratello incel ‘ucciso’ dalle donne. Riposa in pace”. Stavolta il linguaggio sgrammaticato di internet non c’entra nulla e la scritta “incel” scopriamo che non è un modo di scrivere “in cielo”, ma ha un significato ben diverso. Si tratta, infatti, di un neologismo di internet risalente agli anni Novanta del secolo scorso che sta per “Involuntary Celibates” (dall’inglese: celibi involontari”).

L’acronimo

si riferisce agli uomini che si sentono incapaci di avere rapporti sessuali e che generalmente ne incolpano le donne; ma nel corso degli anni ha etichettato in linea generale gli uomini che odiano le donne, i misogini. Il fatto che Alessio venga definito “fratello incel”, lascia presumere che facesse parte di qualche gruppo, per non definirlo proprio setta. Non a caso, gli inquirenti francesi, da quanto si apprende in Italia, non escludono l’ipotesi di un’istigazione al suicidio e vogliono capire se in quel cantiere sia andato da solo o in compagnia di qualcuno.

L’ipotesi

dei problemi economici, dietro quel tragico gesto (peraltro non è ancora confermato che si tratti di suicidio) sembra pian piano svanire. Senza contare che salire su una gru è una delle prove richieste dal quel tragico gioco, chiamato “blu whale”, balzato agli onori della cronaca negli ultimi anni, per i tanti giovani morti.