Il gip Massimiliano Raineri del tribunale di Imperia ha dissequestrato la piscina comunale “Cascione”, gestita dalla società “Rari Nantes”, alla quale la procura aveva apposto i sigilli, martedì scorso, per le presunte precarie condizioni igieniche della struttura e i valori nettamente sopra la norma del bacillo della Legionella.

In pratica, il giudice non ha ravvisato gli estremi del reato contestato dal sostituto procuratore Grazie Pradella ovvero il disastro ambientale colposo.

Nell’istanza di dissequestro, l’avvocato della difesa, Mario Leone, ha sottolineato come tale tipologia di reato possa essere applicata nei casi di attività abusiva e come “nemmeno la rilevanza dei fatti contestati è tale, per gravità ed estensione, da poterli considerare un disastro”.

Il legale ha quindi sottolineato come nella piscina avvenga regolare attività di manutenzione e come la pulizia sia assicurata da tre bagnini che utilizzano prodotti a norma.

Riguardo la lamentata mancanza di mattonelle sul fondale, la difesa sottolinea che i lavori sono stati effettuati successivamente al sopralluogo dell’Arpal, ma erano comunque già in previsione. In merito all’impossibilità di ottenere una adeguata igienizzazione, la difesa fa presente: “affermazione assolutamente personale e priva di riscontri effettivi, posto che i macchinari e i prodotti utilizzati per la pulizia sono stati dichiarati idonei dall’Arpal”.

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Riguardo la “inspiegabile carenza documentale” rinvenuta nell’impianto, l’avvocato fa presente, nella propria istanza di dissequestro, che i registri di manutenzione dell’impianto: “non sono stati rinvenuti, in quanto in possesso della polizia postale di imperia, la quale ebbe a sequestrare molta documentazione in piscina, in occasione di un procedimento penale contro l’ex presidente Ramone (poi andato assolto)”.

Secondo la difesa l’unica contestazione “da meglio esaminare in profondità” potrebbe riguardare il rinvenimento di cinque “pigne” delle docce (due maschili, altrettante femminili e una per disabili) di valori oltre la norma di “Legionella Pneumofila tipo 2-14”.

Riguardo agli alti valori della Legionella (fino a 26mila unità, contro le 100 previste), la difesa sostiene: “Nei vari Paesi del mondo, tra cui Australia e Francia, il limite è di diecimila e quindi ben al di sopra, di quanto rinvenuto negli spogliatoi maschili e per disabili, mentre per quelli femminili i valri rinvenuti di 26mila e 27mila derivavano dal fatto che le docce non erano ancora state utilizzate in mattinata”.