Si è aperto, stamani, davanti al giudice monocratico Laura Russo, di Imperia, il processo contro i due carabinieri – Fabio Ventura, 35 anni, e Gianluca Palumbo, 40 anni – all’epoca dei fatti in servizio presso la Stazione di Santo Stefano al mare, accusati di omicidio colposo per la morte (conseguente all’arresto) di Bohli Kaies, tunisino di 26 anni.

Il processo, tuttavia, entrerà nel vivo a partire dal prossimo 20 giugno, quando saranno ascoltati gli undici testi del pm (su un totale di sedici) che parteciparono o assisterono all’arresto del magrebino: non solo militari, ma anche civili. Quella odierna, infatti, è stata una udienza filtro.

La vicenda risale al giugno del 2013 e secondo l’accusa, l’uomo sarebbe stato bloccato a terra con eccessiva violenza. Ciò gli avrebbe impedito di respirare provocandogli la morte. Nel marzo del 2015, il gup Massimiliano Botti decise il non luogo a procedere per i due militari, mentre per un terzo (Fabiano Di Sipio), di 37 anni, venne prosciolto.

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Contro questa decisione l’allora pm di Imperia, Roberto Cavallone, presentò ricorso per Cassazione, evidenziando la necessità di affrontare un processo del genere con il dibattimento.

Nel novembre scorso, la Suprema Corte ha accolto l’istanza di Cavallone limitatamente ai militari Ventura e Palumbo. Bohli venne fermato dai tre carabinieri nel parcheggio di un supermercato, dove era stato visto spacciare.

Il tunisino oppose resistenza e cercò di scappare, aggredendo a calci, pugni e morsi, i militari. Kaies morì in ospedale. L’udienza successiva al 20 giugno è stata fissata al 19 settembre.