Alessio Vinci

Hanno scomodato pure la Kabbalah, il misticismo ebraico e la ghematriah, per cercare di risolvere il misterioso “codice di Vinci”, così è stato battezzato dalla trasmissione televisiva “Chi l’ha visto?”, che stasera è tornata a parlare della morte del diciottenne di Ventimiglia, Alessio Vinci, trovato cadavere il 18 gennaio scorso ai piedi di una gru, in un cantiere di Port Maillot, a Parigi.

Sul biglietto, scritto poco prima della morte e fotografato con la telecamera del computer dalla stanza dell’hotel di Parigi, dove soggiornava, c’era scritto: “Etp je sais cam381aslcm”. Sul suo significato sono ormai state avanzate le ipotesi più astruse e assurde: cambiando alcune lettere e sostituendole con numeri sono riusciti appunto a trovare analogie con la Kabbalah e in special modo con la Ghemetriah quella disciplina della teologia ebraica che associa un numero a ciascuna lettera dell’alfabeto e che trova corrispondenze tra i valori numerici di singole frasi o parole. Ma non è tutto. Ribaltando alcune lettere hanno pure trovato la somiglianza con alcune lettere ebraiche.

Insomma, se i conti non tornano, chissà che aggiustando un po’ qui e un po’ lì, non si possa trovare lo stesso qualche spiegazione altisonante, che possa far colpo su chi legge chi ascolta. Si è poi parlato della cronologia trovata nel computer del giovane studente, dalla quale si evince che a Parigi, in camera, aveva visto alcuni video musicali su youtube e qualcos’altro, come passatempo.

E poi, spunta il nome di Mario Caro, il cui profilo su Facebook apparterrebbe allo stesso Vinci, che ne avrebbe creato un secondo oltre a quello ufficiale. C’è poi il verbale di controllo della polizia monegasca, che ha fermato il ragazzo nel Principato, pochi giorni prima che partisse per Parigi.

Per ora, dunque, tante illazioni, molte ipotesi astruse e strampalate, ma a conti fatti non c’è nulla di chiaro, se non che è stata strappata la targa dell’avvocato ventimigliese che si occupa della morte del giovane. Targa che era affissa all’ingresso della palazzina di via Roma, dove ha sede lo studio legale.

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