“Il sistema penitenziario si sta sgretolando, di giorno in giorno, Chiare le colpe dei colletti bianchi del Ministero della Giustizia e del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria”.

Così il segretario nazionale del sindacato della polizia penitenziaria Sappe, Donato Capece, interviene sul caso del marocchino di 25 anni, Abdelhamid Salmane, evaso stamattina dall’ospedale Borea di Sanremo, con le manette ai polsi e tuttora ricercato da decine di agenti e militari.

“Da anni denunciamo l’invivibilità nel carcere di Sanremo – dichiara Capece – per detenuti e agenti di polizia penitenziaria, ma nessuno ha mai fatto nulla. Non ha incrementato il deficitario organico della polizia penitenziaria, non ha predisposto adeguati ed urgenti interventi strutturali del carcere e delle celle, non ha recepito le critiche del Sappe sulle gravi ricadute che la mancanza di personale comporta sui livelli di sicurezza delle scorte dei nuclei delle traduzioni e dei piantonamenti”.

Secondo il Sappe, la sicurezza interna delle carceri è stata “annientata da provvedimenti scellerati come la vigilanza dinamica e il regime aperto, l’aver tolto le sentinelle della polizia penitenziaria di sorveglianza dalle mura di cinta delle carceri, la mancanza in organico di poliziotti penitenziari e il mancato finanziamento per i servizi anti intrusione e anti scavalcamento.

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“I vertici del ministero della Giustizia e dell’Amministrazione Penitenziaria hanno smantellato le politiche di sicurezza delle carceri preferendo una vigilanza dinamica e il regime penitenziario aperto, con detenuti fuori dalle celle per almeno 8 ore al giorno – ancora Capece – con controlli sporadici e occasionali. Persino lasciare trent’anni un direttore carcerario nella stressa sede, come avviene a Sanremo, è imbarazzante”.