Si è chiusa, stamani, con due richieste di pena e una di assoluzione, la requisitoria del pubblico ministero Alessandro Bogliolo al processo contro l’ex assessore di Diano Marina, Bruno Manitta (2 anni e 6 mesi), accusato di peculato e abuso di ufficio) e tre operai del Comune, accusati di truffa ai danni dello Stato: Riccardo Pizzorno (un anno e 6 mesi), Fabrizio Tallone (un anno) e Alberto Calcagno (assoluzione).

Manitta (difeso dall’avvocato Roberto Trevia) è accusato di peculato per aver utilizzato materiale edile del Comune per sistemare il magazzino di sua proprietà, anche se la difesa ha cercato di dimostrare che la merce era stata regolarmente acquistata.

L’abuso d’ufficio deriva dal fatto che avrebbe compiuto lavori sugli spurghi della fogna a beneficio di privati, utilizzando la manodopera del Comune (gli operai a giudizio).

Anche in questo caso la difesa ha cercato di dimostrare l’ex amministratore e gli operai hanno sempre agito nell’interesse pubblico e non a beneficio di privati.

Manitta era anche accusato di falso in atto pubblico, derubricato in falso in atto privato, per aver sistemato un falso cartello stradale di divieto di sosta, nei pressi del magazzino in ristrutturazione.

Leggi anche:  Allerta rossa: nessuna criticità a Diano, ma alto livello di guardia

La difesa, in questo caso, ha dimostrato che quel cartello si trovava a una decina di metri dalla proprietà e che non era stato Manitta ad apporlo, in quanto i lavori non interessavano la struttura esterna, ma quella interna.

Nello stesso giudizio si è costituito parte civile il Comune di Diano Marina. Il processo si è svolto davanti alCollegio del tribunale di Imperia (presidente il giudice Donatella Aschero).