La protesta del corpo docenti del Liceo “Giordano Bruno” di Albenga dove la Barile ha la titolarità

Simonetta Barile 140 km al giorno per fare la preside

Non sarà un anno facile per Simonetta Barile, dirigente scolastica le liceo Giordano Bruno di Albenga alla quale è stata affidata la reggenza dell’Istituto Comprensivo “Biancheri” di Ventimiglia.

La preside dovrà quindi dividersi tra i due istituti distanti uno dall’altro oltre  70 chilometri. Ciò vorrà dire ovviamente che la dirigente sarà presente a scuola a giorni alterni. Una situazione che ha scatenato la protesta degli insegnanti del Liceo Giordano Bruno di Albenga, dove la dottoressa Barile è titolare proprio da quest’anno e dove il corpo docente sperava di vederla tutti i giorni per poter affrontare i problemi che affliggono un istituto grande come il Giordano Bruno che comprende alberghiero, agrario e Itis.

Stessa situazione, ma qui i chilometri sono “solo” 110 per Sabina Poggio, titolare dell’I.C di Alassio alla quale è stata data la reggenza dell’I.C Sanremo Centro Ponente di Sanremo

La lettera dei docenti ingauni

“Da anni – scrivo i docenti in una lettera aperta inviata ai giornali – il Liceo si trova ad essere diretto da una dirigente scolastica che deve dividere le sue forze, non per sua scelta, fra la propria scuola di titolarità e un’altra scuola in reggenza. Sino ad ora questo doppio incarico riguardava una scuola limitrofa. Tale situazione, pur rappresentando una emergenza – perché ogni scuola ha diritto, evidentemente, a un Dirigente a tempo pieno – consentiva una organizzazione del lavoro accettabile, per quanto faticosa. Quest’anno con l’immissione in ruolo in Italia di circa duemila nuovi dirigenti scolastici avevamo la più che ragionevole speranza che il tormento delle reggenze fosse risolto anche per il nostro liceo.

“Invece la situazione è incredibilmente peggiorata in modo assolutamente imprevedibile. Se al dirigente scolastico viene affidata in reggenza non una scuola superiore a sette chilometri di distanza dalla propria scuola di titolarità, ma un Istituto Comprensivo (altro ordine di scuola del tutto diverso) a più di settanta chilometri di distanza dalla propria scuola di titolarità, in un contesto di viabilità come quello ligure, risulta evidente a chiunque che la situazione diventa ben più che problematica”.
“Non ci permettiamo di entrare nel merito delle decisioni di chi ha la responsabilità di affidare le reggenze ai dirigenti scolastici in situazioni che rimangono sempre di irrisolta emergenza. Ma non possiamo non esprimere sconcerto per una situazione che appare oggettivamente insostenibile”.

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“Oltre alle difficoltà personali di chi deve dirigere due scuole di ordine diverso a più di settanta chilometri di distanza l’una dall’altra, ci pare che i diritti reali di studenti, famiglie, docenti e personale della scuola non possano non essere messi in seria discussione, sia relativamente all’istituto di titolarità, sia relativamente all’istituto in reggenza. Ogni scuola esige presenza, confronto, tempo, perché è una comunità che si ripensa e si costruisce incessantemente, che sostiene un progetto culturale, che affina la propria identità, che permane in modo significativo su un territorio, che deve essere lucida e puntuale nel confronto con le Istituzioni, tempestiva nel farsi carico delle emergenze”.

“Un luogo di straordinaria vitalità e problematicità, che deve potere contare sulla presenza reale di un dirigente. E il dirigente deve poter essere messo in condizioni di svolgere la propria funzione, deve poter offrire disponibilità e ascolto, deve poter conoscere i problemi per assumere decisioni ponderate, equilibrate, efficaci. Altrimenti si potrà salvare, forse, la forma di una molto virtuale legittimità giuridica, ma andrà irrimediabilmente persa la sostanza dei rapporti reali di cui ogni contesto educativo non può fare a meno”.