Esperti chiamati al confronto al Casinò di Sanremo, dove questa mattina si sono riuniti per affrontare il tema quanto mai attuale del gioco legale pubblico. Una fotografia della situazione presente, con una panoramica delle problematiche più urgenti, ma anche una serie di proposte concrete per offrire una nuova prospettiva al settore, agli operatori coinvolti e ai cittadini.

Gioco legale pubblico: esperti a confronto per una nuova prospettiva sul tema

Il convegno è stato organizzato dalla Federazione Italiana Tabaccai, dal Sindacato Totoricevitori Sportivi e da Federgioco, insieme all’Istituto Milton Friedman. L’incontro giunge in un momento di stretta attualità per le polemiche sollevate dalle modalità e dagli orari di utilizzo delle “macchinette” nei locali pubblici della provincia di Imperia.

I relatori:

  • Saluti istituzionali – Eugenio Nocita, assessore alla Cultura del Comune di Sanremo
  • Silvana Tizzano, prefetto di Imperia
  • Olmo Romeo, presidente di Federgioco
  • Giovanni Risso, presidente Federazione Italiana Tabaccai
  • Giorgio Pastorino, presidente Sindacato Totoricevitori Sportivi (STS)
  • Dario Peirone, presidente Comitato scientifico Istituto Milton Friedman
  • Giorgio De Carlo, Istituto Quaeris
  • Francesco Aquilar, presidente Associazione Italiana Psicoterapia Cognitiva e Sociale
  • Moderatore – Davide Giacalone, giornalista

Silvana Tizzano, prefetto di Imperia

“È un problema particolarmente spinoso che andrebbe analizzato a 360 gradi. Con la Federazione Tabaccai abbiamo un rapporto costante, stiamo proprio per firmare un protocollo d’intesa sulla sicurezza. La prefettura ovviamente guarda al gioco sotto il profilo patologico, per la sicurezza pubblica. Ci interessa particolarmente la ricaduta sui giovani e le conseguenze che l’uso di un gioco non controllato possano avere sulle fasce più deboli”.

Olmo Romeo, presidente di Federgioco

“Perché fare un convegno sul gioco? E perché all’interno del Casinò di Sanremo, con ospiti che rappresentano il gioco in modalità così differenti? Dopo aver chiacchierato a lungo con Giovanni Risso, l’idea è nata dalla consapevolezza che quando si parla di gioco molte volte non si è abbastanza informati. Senza alcuna polemica vogliamo cercare di offrire la nostra conoscenza sul gioco generalizzato: soprattutto in un momento di campagne elettorali continue, in cui la demagogia spesso sfrutta la ludopatia senza offrire soluzioni ma fomentando polemiche. Servono soluzioni reali, perché tutte e quattro le case da gioco (Campione d’Italia, Saint Vincent, Sanremo e Venezia) hanno protocolli d’intesa con ASL e case di recupero: ci siamo resi conto che eravamo noi i primi a dover offrire delle soluzioni per prevenire il fenomeno ancora prima che si verifichi. Oggi stiamo parlando di ludopatia, ma stiamo parlando di qualcosa che è già successo: il nostro compito dovrebbe essere quello di affrontare le insidie futuro, che arrivano dal gioco online. Questa è la vera sfida: il gioco online va prima capito e poi ci si può legiferare sopra. Si abbattono le barriere fisiche del luogo del gioco, che può essere il casinò o un tabaccaio, che prevedono contatto umano, orari. Con il gioco online noi non sappiamo chi ci sia dall’altra parte, con quanta frequenza giochi, se sia maggiorenne davvero e che problemi abbia. Chi vuole giocare non si limita al trovare il posto. Semplicemente si ridistribuisce: per questo bisogna offrire un’opzione di gioco legale e responsabile”.

Giovanni Risso, presidente Federazione Italiana Tabaccai

“Il gioco pubblico è al centro di un dibattito mediatico e politico non sempre affrontato con rigore e conoscenza. Meno di vent’anni fa le slot non esistevano, ma c’era una smisurata rete di video poker, in mano quasi sempre alla criminalità organizzata: 800mila macchina prive di qualsiasi controllo, tutela e sicurezza per i cittadini. Non sono numeri a casi, bensì forniti dalla Guardia di Finanza. La situazione, una quindicina di anni fa, era drammatica. Oggi gli apparecchi sono 256mila, tutti legali e controllati. Dopo tutto questo lavoro, c’è chi vorrebbe di nuovo mandare tutto a monte. Distruggere un sistema legale, significa tornare all’anarchia, perdere un sistema di controllo. Se l’offerta dello Stato viene meno, la domanda dei cittadini non potrà che rivolgersi al mondo sommerso, dell’illegalità.

A Ventimiglia si è verificato un caso emblematico: il sindaco ha deciso che gli apparecchi possono funzionare dalle 7 di sera alle 7 del mattino. Durante le fasce diurne gli apparecchi devono essere spenti. Abbiamo presentato ricorso perché questa scelta è sbagliata oltre che folle: estromette di punto in bianco tutte le attività che osservano le chiusure notturne, ossia tutte le tabaccherie. E non si dica che aiuti il ludopatico, che notoriamente preferisce giocare di notte, lontano da sguardi indiscreti.

Le scelte approssimative sul gioco pubblico generano un problema occupazionale: stiamo parlando di oltre 60mila imprese, di cui 54mila tabaccherie. La nostra perdita occupazionale però non fa notizia, non se ne parla: eppure interessa solo nel nostro settore almeno 50mila persone. Per questo nel 2018 siamo scesi così tante volte in piazza. Quando i sindaci mettono in rischio il nostro futuro come possiamo rimanere in silenzio?

In Valle d’Aosta da gennaio è entrata in vigore una legge regionale che dispone l’obbligo di rimozione di tutti gli apparecchi dislocati a 500 metri da luoghi sensibili. I luoghi sensibili sono dappertutto: una distanza di 500 metri ha il solo scopo di estirpare il gioco pubblico da tutta la regione, fatta per proteggere i lavoratori del Casinò. Noi siamo vicini ai lavoratori, sempre, ma non è logico che per risolvere un problema occupazionale si affossi un’altra categoria di lavoratori. Non è accettabile che esistano lavoratori di Serie A e lavoratori di Serie B. È una soluzione semplicistica, che non può che alimentare il malcontento. Dobbiamo abbandonare questi torni sensazionalistici, ragionare in modo sereno: abbiamo tante idee e progetti che vogliamo proporre all’attenzione di tutti. Questi sono i capisaldi di una riforma fondamentale del settore: scongiurare il ritorno al gioco illegale, tutelare i lavoratori ed evitare il pendolarismo del gioco”.

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Giorgio Pastorino, presidente STS

“Lo Stato ha deciso di regolarizzare i prodotti di gioco proprio per evitare il florilegio dell’illecito, dando così avvio a un vero e proprio settore industriale. Ci sono migliaia di lavoratori, enormi investimenti fatti dall’imprese per sviluppare il settore. All’interno del panorama europeo, quello italiano è uno dei sistemi più apprezzati, anche proprio per come tutela i giocatori. Ma per far sì che funzioni, deve essere uniforme: lo Stato deve riprendere in mano la situazione, c’è bisogno di una visione globale, non certo localizzata e lasciata alla scelta del singolo comune. Altrimenti, vengono meno le garanzie sia a tutela delle imprese sia nei confronti del giocatore.

Vendere gioco, sia chiaro, non è un’attività per tutti: è necessaria formazione, sensibilità e professionalità, proprio perché il cliente potrebbe avere comportamenti non adeguati e problematici: abbiamo una responsabilità sociale che dobbiamo rispettare. Stiamo aspettando da anni una nuova versione delle slot dove è possibile introdurre la tessera sanitaria: non solo per verificare che si tratti di maggiorenni ma per controllare, attraverso un data base nazionale, se quel giocatore sia in cura per dipendenze di ogni genere.

Ancora, è fondamentale la collaborazione con le ASL: il tempo medio con cui un giocatore malato si rivolge a un esperto varia dai 3 ai 5 anni. Per questo è importante che gli operatori possano segnalare e indirizzare verso percorsi d’aiuto. Se cominciamo a ragionare alcune soluzioni esistono: l’importante è che il modello abbia come punto centrale la tutela della salute

Il provvedimento di Ventimiglia danneggia le nostre imprese e danneggia anche il Casinò di Sanremo: i francesi infatti ne hanno approfittato per invitare a recarsi nella vicina Costa Azzurra per giocare senza limitazioni”.

Dario Peirone, presidente Comitato scientifico Istituto Milton Friedman

“Ho iniziato a occuparmi di questo settore qualche anno fa, durante un laboratorio all’Università di Torino dove insegno economia. Particolarmente difficoltoso è stato ottenere dei dati certi. Stiamo parlando di  60.600 imprese di cui 54mila tabacchi, con 200mila lavoratori coinvolti. Il gettito fiscale è calcolato in 10 miliardi di euro e il gioco rappresenta lo 0,9% del PIL (nel 2016 lo 0,6%). L’erario italiano è il doppio rispetto a Francia e Regno Unito, ossia tassa molto di più le imprese che se ne occupano, quattro volte la Spagna e la Germania.

La tabaccheria è un esercizio commerciale a tutto tondo: regolato e in diretto contatto con l’autorità dello stato. Punti storici che non vengono tutelati: in piccoli centri il tabaccaio ha quasi un ruolo di assistente sociale, conosce tutti, le storie dei cittadini. Tutto ciò, con molta ignoranza, non viene mai considerato.

Quando un politico vuole fare una campagna contro il gioco va a considerare la raccolta complessiva ossia 107 miliardi nel 2018 (stima) ma non la spessa reali degli italiani (per tutti i giochi) che è invece di 19,5 miliardi. Sono dati assolutamente in linea con l’Europa: la spesa media pro capite giornaliera è di 1,06 euro, 390 euro se consideriamo l’intero anno.

Il punto non è gioco sì o gioco no: non si annulla il gioco, è una questione di libertà sociale. La scelta vera che ha di fronte il legislatore è: gioco legale o gioco illegale? Altrimenti non si è capito come funziona il mercato. Vietare non significa regolare: l’innovazione tecnologica fa sì che il gioco online attiri i giocatori con una facilità e semplicità incredibili. I primi dati disponibili sono abbastanza impressionati: il giocatore peggiora la sua dipendenza. Noi siamo a completa disposizione per collaborare: costruiamo un’analisi rigorosa insieme, con dati veri ed economici. L’Italia non si può permettere queste normative che sono, come già detto, una follia”

Francesco Aquilar, presidente Associazione Italiana Psicoterapia Cognitiva e Sociale

“Il disturbo del gioco d’azzardo oltre a comportare gravi problemi per le persone che ne soffrono, presenta costi sociali notevoli. Il disturbo si presenta in forme diverse. In genere ha bisogno di quantità di denaro sempre maggiori, presentandosi spesso irrequieto e nervoso. È preoccupato dal gioco, ha pensieri ricorrenti al riguardo e spesso ne ricorre quando si sente a disagio. Mente per occultare e mette a rischio le sue relazioni. La dipendenza emerge soprattutto in età adolescenziale e nella fascia anziana. Esiste sia la terapia individuale che di gruppo. le persone che ci chiedono aiuto sono già a una fase avanzata: hanno perso tutto, la situazione che vivono è molto drammatica. Non di rado il problema può nascere da una delusione amorosa. Le strutture in Italia hanno ottime programmi di trattamento”.