Eccezionali scoperte da parte degli archeologi nel sito Mansio Romana a San Bartolomeo al Mare sono state presentate quest’oggi a giornalisti e fotografi. Nell’ultimo anno sono stati rinvenuti reperti che documentano la dinamicità dei commerci e degli scambi di quest’area del Dianese.

“Dalle nostre indagini è emersa una certa quantità di anfore di importazione e che provengono principalmente dalla Spagna – spiega Elena Santoro – e poi una serie di materiali che provengono dalla Gallia. Oltre ovviamente ai materiali prodotto in loco”

Prosegue Santoro, archeologa dell’associazione Etruria: “Queste scoperte fanno emergere quanto questa zona fosse interessata dagli scambi. Il nostro lavoro fa emergere l’importanza del ruolo che aveva questa sstazione di posta  nel Dianese”

 

San Bartolmeo frequentata già all’Età del Bronzo

Gli elementi sino ad ora raccolti fanno pensare che il sito della Mansio Romana di San Bartolomeo al Mare sia stato frequentato sin dall’Età del Bronzo recente e finale (secoli XII-X secolo a.C.), come attesta il rinvenimento di alcune olle di grandi dimensioni decorate con impressioni eseguite a mano, che documentano la presenza di un possibile insediamento con ambienti destinati alla conservazione di derrate alimentari. L’area venne poi occupata nuovamente durante l’Età del Ferro (fine V-II secolo a.C.), probabilmente da un piccolo impianto artigianale legato alla lavorazione di metalli: interessante a questo proposito è il ritrovamento di un’anfora di produzione massaliota che testimonierebbe la presenza di traffici commerciali da e verso il Golfo di Marsiglia.

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L’arrivo dei Romani nel 13-12 a.C.

Con la realizzazione della via Iulia Augusta (13-12 a.C.) avvenne l’inizio della occupazione romana di questa parte del Ponente ligure. La Mansio Romana del Lucus Bormani (I sec. a.C. – II sec. d.C.) si situa nei pressi dell’antica strada ed è ricordata in diversi itinerari stradali romani come la Tabula Peutingeriana, con il toponimo Luco Bormani, che rimanda ad una divinità preromana, Borman, legata ad un bosco sacro, e l’Itinerarium Antonini.

Le stutture della mansio vennero abbandonate durante la media età imperiale, tra II e III secolo d.C., mentre l’area costiera alla quale il complesso faceva riferimento continuò ad essere frequentata fino al VI-VII secolo d.C.