Polizia penitenziaria

Un sovrintendente capo della Polizia penitenziaria, poco più che quarantenne, si è suicidato, verso le 8, con un colpo di pistola alla tempia, nella propria auto, nei pressi del carcere di Valle Armea, a Sanremo, dove prestava servizio. Ancora imprecisate le ragioni del tragico gesto, che sono al vaglio degli inquirenti.

Stando a quanto ricostruito, l’uomo, che è di origini sarde, è uscito normalmente di casa, in frazione Poggio, per recarsi al lavoro. Quindi, avrebbe detto di essersi dimenticato qualcosa nella propria abitazione, si parla di una chiave e che sarebbe tornato indietro a riprenderla.

E’ così salito in auto e ad una delle prime curve che conducono verso Sanremo, ha accostato, ha estratto la pistola di ordinanza e si è sparato. Impossibile sapere quali ragioni si nascondano all’origine del tragico gesto.

Sembra che soffrisse di gastrite o di altri problemi allo stomaco e che temesse di avere un “brutto” male. Questa situazione potrebbe averlo gettato in un tunnel di sconforto e depressione, tanto da indurlo a togliersi al vita. Un collega avrebbe ricevuto sul telefono un messaggio sospetto e sono così scattate le ricerche, ma l’uomo è stato trovato morto.  Il poliziotto era addetto a una fabbrichetta interna al carcere, nella quale i detenuti preparavano materiali in pvc.

“Un grande uomo, un ottimo poliziotto penitenziario e sindacalista della Uil – dichiara Fabio Pagani, segretario regionale Uil Polizia Penitenziaria -. Siamo davvero molto scossi da questa funesta notizia. Il nostro pensiero corre immediatamente ai familiari cui intendiamo far pervenire i sentimenti del nostro più vivo cordoglio. Ci stringiamo alla famiglia e siamo vicini ai colleghi di Sanremo”. Lascia la moglie e due figlie.