Il Tar della Liguria ha revocato il provvedimento con cui la Prefettura di Imperia aveva annullato le misure di accoglienza a un profugo nigeriano, di 45 anni, all’epoca dei fatti ospite di una struttura di via Argine Destro, a Imperia, gestita dalla Cooperativa “La Goccia”, perchè accusato di aver posto in essere “comportamenti violenti, minacciosi e ingiuriosi nei confronti degli operatori della struttura”.

L’annullamento è avvenuto in quanto il provvedimento era stato emesso “inaudita altera parte”, ovvero senza aver prima ascoltato il diretto interessato e, quindi, impedendo il diritto alla difesa.

La vicenda, risalente al 2017, nasce in seguito alle ripetute rimostranze del profugo che lamentava la mancanza di illuminazione nella camera, dove viveva con la moglie e i due bambini molto piccoli (uno di poche mesi).

Sotto accusa anche la temperatura e il cibo somministrato ai figli. “Più di una volta ha chiesto di poter utilizzare quei pochi soldi che lo Stato dà per il loro mantenimento, per acquistare del cibo adatto – afferma l’avvocato Davide La Monica, che difende il nigeriano -. Uno dei due figlioletti, tra l’altro, soffre di alcune intolleranze alimentari, si presume la celiachia”.

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Il tono della discussione tra il nigeriano (considerato il classico rompiscatole) e gli operatori della struttura si esaspera. “Mai con toni minacciosi o ingiuriosi – prosegue il legale -. Ci sono alcuni video realizzati con lo smartphone dal mio assistito, dai quali si evince il tenore della lite”.

A quel punto, il profugo chiede di essere trasferito altrove con la famiglia, anche perchè i bambini continuano ad ammalarsi di influenza. I toni diventano sempre più aspri e, alla fine, la cooperativa, presenta una segnalazione alla Prefettura, che gli revoca le misure di accoglienza, mettendo fuori soltanto lui.

“Di fatto, senza aver ascoltato prima l’altra parte, e quindi avergli dato la possibilità di difendersi – ancora il legale – lo hanno separato dalla famiglia”. Il nigeriano si rivolge così all’avvocato, che impugna il provvedimento davanti al Tar, ottenendone l’annullamento.