Bruno Papalia 35 anni, abitante a Ventimiglia, è morto per una asfissia, molto probabilmente provocata dal monossido di carbonio dovuto a una stufa a pellet e alle cinquantuno piante di marijuana che la vittima deteneva in casa. Due elementi quest’ultimi che potrebbero aver azzerato l’ossigeno nella stanza.

Il corpo del giovane è stato trovato, nel pomeriggio di ieri, riverso sul pavimento di casa dalla compagna e l’autorità giudiziaria ha disposto l’autopsia per meglio accertare le cause della morte.

Sul posto è intervenuta la polizia, che ha scoperto due serre di marijuana, per un totale di cinquantuno piante, che sorgevano in altrettante stanze dell’abitazione del trentacinquenne.

Quest’ultimo, colpito da un solo piccolo precedente, dormiva in una delle due camere adibite a piantagione e laboratorio. Le coltivazioni erano ben tenute ed avevano tutto l’occorrente per la cura delle piante, a partire da un impianto luci.

Gli agenti del commissariato di Ventimiglia, che stanno ricostruendo la vicenda, hanno denunciato la compagna della vittima per la produzione di stupefacenti, in quanto a conoscenza della piantagione.