“Il dottor Nicoletti ginecologo presso l’ospedale di Imperia, ha costretto le donne a subire atti con chiare e inequivocabili connotazioni sessuali. Lo strusciamento dell’imputato (…) contro i glutei o la schiena delle parti offese, i baci ripetuti e ravvicinati (…) costituiscono ad evidenza atti sessuali”.

E’ quanto riportato nelle motivazioni della sentenza a carico del ginecologo Luca Nicoletti, condannato in primo grado, il 18 gennaio scorso, dal tribunale collegiale di Imperia a otto anni e sei mesi di carcere e a una provvisionale di trecentomila euro (sessantamila euro per ciascuna delle cinque parti civili), nell’ambito del processo per violenza sessuale contro alcune pazienti visitate all’epoca in cui era in servizio all’ospedale di Imperia.

Nicoletti venne arrestato, il 25 febbraio del 2015, dopo la denuncia di due pazienti, poi salite a sette, che lo accusavano di presunti abusi sessuali commessi durante le visite.

“Detti atti – è scritto – sono stati posti in essere in modo del tutto inaspettato e repentino e palesemente contro la volontà delle donne, abusando della loro condizioni di assoluta fragilità ossia di inferiorità fisica o psichica in cui si trovavano”.

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Si parla di abusi anche nei confronti di donne in gravidanza e minorenni, reiterati malgrado gli ammonimenti di una collega e il giudice parla di “costrizione ambientale”, riferendosi a quelle situazioni in cui il soggetto passivo, pur dissentendo, non si oppone agli atti sessuali a causa di uno stato di soggezione psicologica.

La difesa, tuttavia, non ci sta: “Depositeremo a breve il ricorso in Appello, perchè è una sentenza che non ha tenuto conto delle valutazioni della difesa, che sono state completamente disattese, senza neppure essere motivate – è il commento dell’avvocato della difesa, Simone Vernazza -. Le nostre ragioni sono state liquidate con eccessiva fretta. Il giudice dedica cinque righe alla deposizione dell’imputato”.