E’ stata inaugurata, oggi, nel piazzale della chiesa di Sant’Antonio delle Gianchette, a Ventimiglia, simbolo dell’accoglienza dei migranti, la “Venere degli Stracci”, installazione dell’artista Michelangelo Pistoletto, che rimarrà aperta al pubblico, fino al prossimo 20 giugno.

La scelta di Ventimiglia e delle Gianchette non è avvenuta a caso. L’opera, infatti, con il suo viaggio da Lampedusa, a Roma e poi a Ventimiglia, in attesa di ripartire per Bolzano, rappresenta l’immigrazione.

L’installazione, costituita da una montagna di indumenti usati donati alla Caritas, e destinati ai migranti, corredata da una versione extra large della statua di Venere, con il suo continuo spostarsi, vuole simboleggiare i flussi migratori. L’evento è promosso dalla Caritas, con il Dipartimento Educazione del Castello di Rivoli e numerose associazioni locali.

Da domani, l’opera sarà visitabile nel cortile della parrocchia: il venerdì, sabato e domenica, dalle 10 alle 20. Ma non è tutto. Sarà anche possibile vedere le foto e i video che documentano i 440 giorni di apertura del centro, durante i quali, alla chiesa di Sant’Antonio sono transitate ed hanno vissuto tredicimila persone provenienti da cinquanta Paesi diversi e dove sono stati somministrati centocinquantamila pasti.

Si tratta della seconda installazione dell’artista Pistoletto, dopo il “Terzo Paradiso” – costituito da una sequenza di massi a forma di otto rovesciato – allestito, nell’aprile del 2017, sull’aiuola della frontiera italo-francese di Ponte San Ludovico.

Hanno dichiarato:

Don Rito Alvarez:

“Una Venere che volge lo sguardo verso quegli stracci, che rappresentano tutte le persone che li hanno indossati e li indosseranno e rappresentano tutta l’umanità. La Venere, in questo momento, sta migrando da una parte all’altra dell’Italia e dell’Europa e testimonia anche il significato di quanto vissuto in questa parrocchia. Per capire  il significato di questa opera bisogna conoscere l’artista e per capire il problema dell’immigrazione, bisogna conoscere la situazione nei Paesi di origine di queste persone, le loro storie. Il viaggio di questa installazione ci aiuta, dunque, a riflettere”. Don Rito parla dei quattrocentoquaranta giorni di accoglienza alla chiesa delle Gianchette: “All’inizio abbiamo accolto uomini e tutti; da metà luglio 2017 abbiamo accolto solo donne con bambini e minori non accompagnati. Abbiamo concluso la nostra esperienza il 14 agosto scorso, su indicazione delle autorità, ma con la Caritas e gli altri servizi abbiamo continuato a vivere questa esperienza”. La storia della Venere degli Stracci a Ventimiglia nasce da quando Pistoletto è venuto in città per installare, alla frontiera di Ponte San Ludovico, il “Terzo Paradiso”, una composizione di massi a forma di otto rovesciato: “Da lì – conclude don Rito – abbiamo pensato di fare qualcosa assieme: una Venere che oggi è migrante e questi stracci che per noi sono vestiti che scartiamo, ma che per i migranti sono vestiti che servono e vanno così in tanti corpi di persone che sono sempre in viaggio.

Leggi anche:  Un murales a Ventimiglia per ricordare i magistrati antimafia Falcone e Borsellino

Il vescovo diocesano, Antonio Suetta:

“Questa comunità, oggi, vive un momento soprattutto di memoria, che non è passata: sia perché il fenomeno dell’immigrazione, qui a Ventimiglia, è ancora in essere, anche se per la parrocchia molte cose sono cambiate;sia per quello di buono c’è stato in termini  di solidarietà e di apertura. L’evento di oggi è una delle tante attività di accoglienza e formazione, per testimoniare una realtà che è in continua evoluzione”.

Anna Pironti, responsabile del Dipartimento educazione del Museo di Arte Contemporanea del Castello di Rivoli:

“La Venere degli Stracci compie cinquant’anni e contemporaneamente a questo luogo è esposta anche al Museo di San Pietroburgo. E’ l’opera di Michelangelo pistoletto, artista dell’arte povera. Si tratta di una installazione di un insieme di elementi che compongono una visione. Visione che è data dalla copia sovradimensionata di un statua classica, appunto la Venere, che non guarda verso di noi, ma espone le spalle e affonda il suo viso in un cumulo di stracci, che in realtà sono abiti dismessi, oggetti che hanno avuto a che fare con le persone, che hanno condiviso la vita delle persone e la loro storia. Si tratta di una visione del concetto di bellezza inteso in senso classico, che consente a noi di fare una riflessione su quanto è possibile ricavare dalla bellezza dagli elementi marginali. Quando un abito cessa di esistere in quanto oggetto funzionale, di quell’abito restano la forma, il colore e la materia. Pistoletto, quindi, mette a confronto quella bellezza, quel valore estetico, con i vissuti delle persone importanti esattamente come i canoni estetici. la vita dee persone, dunque, non soltanto come frammento di memoria, ma come valore sociale”.